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Nessun dubbio amletico. La gara storica del Monte Acuto Marathon va sempre onorata.
Così, al pari di tanti altri atleti dell'isola, si è partiti facendo rotta per Ozieri.
Cielo bigio, grigio, gravido e minaccioso; temperatura, però, primaverile, nonostante si rischiasse la pioggia.
Ma quale perturbazione, quale evento, mai, avrebbe frenato la corsa dei podisti? Forse il terremoto, uno tzunami, una colata lavica. Neppure! E neanche le salite e le discese spacca-gambe hanno potuto niente: un podista, raramente si arresta, taglia sempre il traguardo.
Così, anche Domenica 24 il rito (non solo quello cristiano delle palme!) si è compiuto nel partecipare al IX Trofeo della capitale del Logudoro.
Ozieri, ridente e arroccata cittadina caratterizzata architettonicamente “dalle altane” poste in cima ai palazzi storici; produttivo borgo agro-pastorale che elesse Garibaldi onorevole al passato Regno D'Italia; primo fra i comuni dell'isola a dotarsi di energia elettrica; luogo d'interesse preistorico e storico, ambiente d'elezione per cavalli da corsa (è presente l'unico ippodromo in attività della Sardegna), ovini e bovini selezionati, e rarità delle rarità, zona di produzione del cacio “Greviera”, delle “spianate” e dei “Sospiri”.  Ozieri, infine, città d'un neuro-psichiatra e un veterinario (podisti entrambi) che -non me ne vogliano i compagni di squadra!- sono i maximi ciambellani et sacerdotali cerimonieri dell'evento.
Veniamo al dunque: la corsa; il tracciato; l' indomita “umanità podistica”; l'organizzazione; il ristoro. Non dirò delle classifiche poiché pertinenza d'altri e già pubblicate.

a) La corsa. Espletata, quantunque sudata et anco rischiosa, lungo un percorso asfaltato che mette a dura prova tendini e articolazioni, altamente di endurance oltre che odisseo; fatto di salite (si parte persino in salita! verso Pattada), tornanti in discesa, ancora discesa e falsopiano sino a San Nicola, e ancora salita, ordalica, da estremo giudizio di dio, prima di tagliare l'agognato traguardo. Insomma, tale prova potrebbe essere definita la tredicesima fatica! E l'antico “eroe ellenico” non disdegnandola avrebbe faticato anche lui.

b) L'indomita “umanità podistica”. Indomita: perché mai domi e a volte, portatori di rari valori, sono gli atleti che partecipano, e tagliano il traguardo in questa gara. Personaggi, variegati e multicolori, ognuno all'interno d'un proprio ruolo, espressione della loro personalissima prestazione,     ma tutti degni e passionali interpreti di un'arte -la corsa- recitata coerentemente e sempre alla grande sui diversi palcoscenici atletici del mondo.

c)  L'organizzazione. Il ristoro. Esemplari! E' mancato, forse, qualcosa? Non si venga a lamentare l'assenza del pranzo! Le esigenze fondamentali sono state soddisfatte. Il desco non è mancato; il “dovuto” non è stato certo lesinato. C'è, magari, qualcuno che ancora confonde un evento sportivo con una kermesse pantagruelica. Fortuna che non sono tanti!

Bene, la nona edizione del trofeo del Monte Acuto Marathon si è svolta e conclusa. Finisce anche questo scritto che ha tentato di mettere in risalto alcuni aspetti dell'evento. Se ho scordato qualcosa di saliente mi si perdoni.  
Alla prossima, Michele Licheri.

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