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Anche in questo 2016 sono rimasto soddisfatto dalla mia 7^ partecipazione al Trofeo Monte Acuto. Quest’anno, inoltre, personalmente e ispiratamente accolto dal primo giorno di primavera, niente di meglio avrei voluto: una stagione che ci regala una meravigliosa giornata con punte oltre i 20°C, che si apre scoprendosi pian piano nella foschia mattutina che velatamente va via. Anche quest’anno allietando questo marzo podistico con le sue variegate ambientazioni. Primo trimestre per me ancora embrionale, in quanto alla seconda gara annuale, ma già ricco di emozioni. Ogni sensazione ormai l’ho fatta mia, è come rientrare in una familiare scia ma non se n’è mai padroni e dominanti, è come esser in balia dei venti. Ogni anno qualcosa vien emerso, ogni edizione ti stupisce con qualcosa di diverso, sfumature di eventi.
Sappiamo bene quanto l’organizzazione ormai sappia portare avanti il suo impegno giunto già all’undicesima edizione, sotto tutti gli aspetti: l’emozione immortalata nella foto di Micheletti, un salto generazionale che sorride mentre si tira in una volata tutta in salita, ne fa, per essa, motivo di orgoglio tra pochi eletti. Ma quest’anno ho avuto anche modo di pensare, prima della competizione, a ciò che fa da contorno alla loro creazione. Nei giorni precedenti, in gara e anche mentre scrivo queste parole, mi chiedevo cosa è che racchiude la nostra arena, il territorio in cui viene svolta la gara. Cos’è che alcune volte senti, cos’è quell’adrenalina che scorre in vena? Io penso che siano, consciamente o inconsciamente, i suoi merletti.
E nel mio caso evoco, come se fosse la variabilità del percorso, con i suoi chilometri eccezionalmente scorrevoli, la prosperità storica e attuale del territorio. L’immaginazione fa il suo corso. Come se il pensiero si alzasse nello spazio e nel tempo in pindarici voli.
E plani sull’ambiente fisico: ed ecco il corso d’acqua, il lago, la piana, il promontorio. Ma è anche storia, la storia di chi ci abita, dal neolitico al presente. Due fattori che hanno plasmato ciò che oggi ci offre, le condizioni di vita, il modo di pensare della mente. Siamo volpi poiane, bronzetti  in caccia e battaglia. Corridori guerrieri, bellicosi e timorosi di un Dio. Aspiriamo alla medaglia, ma non è solo quella che ci fa compiere opere immense. Ponti, case e interi villaggi nell’estenuante faticaccia portano a moderni abitati alla ricerca di più prelibate mense.
La storia più recente mostra, invece, i caratteri più forti della base che si è andata formando, e che fortemente si vuole riscoperta e ricordata. Il Monte acuto è poi lavoro ed economia, tradizioni, la vita amata. L’agricoltura e l’allevamento fanno da padrone: ci ricordano che un lavoro tanto semplice quanto complesso deve stare al passo con i tempi, è una corsa che solo stando complice con le novità porta al successo. Ozieri, in questo eterogeneo contesto, è uno dei centri cardine del Monte Acuto, nella sua unicità tra le singolarità urbanistiche che fioriscono in questa comunità: un gioiello trascinatore che si riapre dopo veloci e inebrianti km ai miei occhi di amatore.
Mi piace pensare che la nostra corsa simboleggi la dinamicità di un territorio, che come un punto si muove sull’onda dello sviluppo che non ha mai fine. Mi piace pensare che rappresenti il sunto che racchiude la creatività e il modo di essere di un popolo che si evolve sotto l’esigenza di un bisogno. E infine? Siamo la volontà che con il proprio desiderio sviluppa la forma ad un sogno.


Linea Diretta...
Fausto SolinasTore ScanuLuigi MundulaVirgilio Pirastru
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