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Una cosa è certa, sono molto contento della mia ennesima partecipazione al Trofeo Monte Acuto.
Anche se fosse stato per il semplice fatto di essere lì. Quest’anno, poi, festeggiava persino la doppia cifra, e non essendo mai mancato da quando ho iniziato a correre, ho avuto come un motivo in più.
Insomma, ho voluto correre nonostante anche quest’anno, e l’anno precedente, abbia avuto qualche difficoltà.
Anche se trattasi di sole quisquilie di salute podistica, per fortuna. Sono altre le cose che a tutti noi la vita riserva…
Infatti, come è ben noto, il Trofeo Monte Acuto non è una gara da affrontare con troppa spregiudicatezza.
E anche da questo punto di vista mi sono accorto che, nonostante la mancata edizione del 2014, la manifestazione è solo andata in standby, ed è stata onorata, anche questa volta, da numerosi atleti isolani. Magari anche acciaccati come me, con scarso allenamento o con sintomi invernali.
Diciamo che la fedeltà dei propri clienti non svanisce facilmente se si hanno punti forti dalla propria parte.
Si, sono convinto che questo Trofeo funzioni - e dovrà continuare a funzionare - molto bene.
Ne è la prova il fatto che, nonostante ci siano state difficoltà impreviste dal punto di vista climatico, e quelle dovute a profondi fatti che hanno colto emozionalmente impreparati tutti noi (podisti, organizzatori, gruppo giudici di gara, presidenti e tutti gli altri attori coinvolti nella manifestazione), il tutto sia andato a buon fine.
I miei occhi hanno visto e vissuto idee contrastanti, dubbi e impotenza, incertezza, sia in gara che nei tempi senza cronometro, sia sul piano umano che su quello prettamente atletico.
Come è normale che sia, in quanto siamo, appunto, uomini. partenza decimo disabili
Ma l’atmosfera, quella che ho personalmente respirato, sempre più, fino a fine mattinata, è di quell’ottimismo umile, seriamente conscio, che si ha nelle situazioni e negli impegni con cui si affronta la vita, che ci uniscono, che vorrei sempre vedere.
E se stemperando il concetto, se ciò, poi, forse è stato aiutato anche da un incontro ravvicinato e piacevole con un rosso prepotente che ti si presenta con un “Lei non sa chi sono io!”, allora ben venga.
Ti giri e vedi i volti sereni e soddisfatti, di persone mature e tranquille.
Tutti accomunati da una giornata in compagnia, due chiacchiere, scambi di idee, nel rispetto.
In sostanza, nonostante le vicissitudini per noi indomabili il tutto ha avuto un ottimo e positivo decorso. Con i suoi tempi, le sue emozioni, i suoi valori aggiunti.
Dettati anche dalla volontà dell’organizzazione, a  monte della giornata di gara, di coinvolgere il lato umano con quello sportivo, portandoli sullo stesso nastro di partenza.
E non riesco a non fare un paragone con ciò che la stessa manifestazione ha portato in questi anni.
Ogni volta condizioni di gara sempre diverse, nonostante il percorso si sappia già qual è.
E durante la stessa gara di quest’anno l’imprevedibilità dei contesti era racchiusa in quei 11,790 km: prima la salita e il vento, poi la discesa ripida dove tirare i freni, poi quella facilità del pendio con il sole che ti sorride, e poi il lavoro di gambe con gli alti e bassi.
Ancora: nuovamente un muro di freddo che ti spinge a lottare, le ulteriori fatiche e finalmente un traguardo.
E se due anni fa qualcosa mi aveva fatto pensare ad una nascita, ad un’araba fenice, quest’anno ho trovato, nel Trofeo Monte Acuto, un cammino… e della meditazione.


Linea Diretta...
Fausto SolinasTore ScanuLuigi MundulaVirgilio Pirastru
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