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matteo piomboAlcuni giorni fà abbiamo fatto allenamento in pista iniziando alle cinque e mezza passate.
L'impianto è illuminato ma non si accendono le luci quando ci alleniamo noi e quindi corriamo al buio, con le luci della strada e del posteggio che fanno un pò di tenue luce.
Quella sera c'era anche una fitta nebbia, l'atmosfera era quasi irreale, si vedevano solo pochi metri davanti a noi, ma dopo un pò ci si adatta al buio e al clima ovattato che la nebbia crea.
Si vede la pista, le linee di demarcazione delle corsie e dei vari traguardi e partenze. Compensa i problemi di scarsa visibilità il vantaggio non lieve di non dover avere paura di auto o altri ostacoli.
E in un certo qual modo dopo qualche giro di riscaldamento si diventa adattati a quella condizione un pò surreale, un pò da altra dimensione.
Erano anni che non mi capitava ed è stato per me un ritorno al passato. Perchè nell'inverno 1991-1992 mi allenavo proprio su quella stessa pista (allora in tennisolite e oggi in sportflex sintetico da alcuni anni) nelle mie due sedute settimanali il mercoledì e il venerdì.
Questo ritorno al passato in qualche modo mi ha creato suggestioni e ricordi, mi ha fatto pensare ai 14 anni trascorsi da allora e a tanti cambiamenti e cose e persone scomparse per sempre.
In mezzo a quella nebbia stavo girando con sette compagni di allenamento, ragazzi dai 30 ai 40 anni e dopo un pò ognuno di noi era una figura indistinta nella nebbia, un profilo scuro nella massa grigia e compatta.
All'inizio si parlava poi aumentando un pò il passo si pensava solo a controllare il ritmo col cronometro. Si parlava di tempi e risultati, delle ambizioni e del fatto che diventa sempre più difficile andare forte man mano che si invecchia.
In effetti quella sera ero il più vecchio del gruppo e destinato ad essere staccato da tutti, più veloci, più forti, più giovani di 10-15 anni.
Finito il riscaldamento si inizia il lavoro vero e proprio di ripetute e si entra in un altra dinamica.
Non si chiacchiera più, i commenti sono passaggi o tempi, le battute scompaiono e la concentrazione aumenta. Quella sera dovevamo fare 5 volte i 2000 metri, un lavoro impegnativo. In quei tratti di silenzio però io tornavo a pensare al passato.
Quelle figure che mi circondavano allora diventavano diverse e non erano più i compagni di allenamento di oggi ma fantasmi di persone, di colleghi d'allenamento del passato che non corrono più.
Perchè non lo possono più fare per varie ragioni, tutte di forza maggiore. Atleti che correvano con me e dividevano ambizioni e sfide ma che oggi hanno dovuto smettere per tante ragioni e alcuni sono anche morti.
Li vedevo come erano quando correvano, col loro capitale di passione, la voglia di emergere, i traguardi raggiunti e quelli falliti. Sembravano proprio loro a correre con me, con le figure del tempo in cui ci sfidavamo in gara e cercavano di prevalere sull'altro.
La nebbia era sempre più fitta, l'umidità elevata, il passo più grave; impegnativo e forse per quello la suggestione più viva.
Era come se fossi entrato in un altra dimensione, avessi viaggiato nel tempo tornando a quando facevo allenamento con altri compagni.
Vedevo allora l'amico Vincenzo, morto nel 1985 per malattia e che tanto amava correre, anche se medici e famigliari lo sconsigliavano.
Bastava che il tempo fosse un pò più brutto e Vince doveva rinunciare a venire a correre. Ma quando poteva lui era sempre dei nostri, con più passione di quanta ne avevamo noi perchè lui ogni volta che si allenava era una concessione a una regola.
Vince avrebbe tanto voluto correre di più, correre anche col brutto tempo o quando faceva freddo. Correre nelle sere d'autunno come questa, ma non poteva.
Vedevo l'amico Roberto, valido mezzofondista che ha dovuto smettere a 40 anni per un problema fisico. Gli hanno detto "basta, non puoi più correre" e lui non ha potuto obiettare niente.
Lo rivedo qualche volta alle corse da spettatore e nelle sue domande percepisco il dispiacere di non essere lì a battagliare con noi, ad arrivarci davanti come faceva spesso. Vedevo l'amico Cesare che a trent'anni ha fatto la solita visita di idoneità e anche lui si è sentito dire "ci spiace, ma non può più correre".
Proprio quell'anno che aveva fatto una gran stagione e che era sceso sotto i 35' sui 10.000, la gara in pista che preferiva. E mi viene in mente anche Patrizio, corridore morto anche lui giovane e rivale in tanti cross combattuti testa a testa, ma passato il traguardo eravamo amici.
O Piercarlo ucciso dall'amianto quando era giovane, poche parole per lui che pensava a correre.
O anche Giuseppe morto in auto mentre tornava a casa una sera, in una strada di campagna, contro un muretto e che aspettava la nuova stagione di campestri. E mi vengono in mente altri nomi, Ezio, Antonio, Paolo tutte persone con cui per anni ho corso e trovavo alle gare e che oggi non corrono più per tante ragioni.
Tutti amici, tutti colleghi, tutti avversari da battere in gara ma con cui dividevo corse e anche a volte allenamenti.
Oggi le ombre attorno a me che corrono sono diverse, appartengono ad altri atleti, più giovani, che non hanno conosciuto Cesare,Roberto, Vincenzo, Patrizio, Piercarlo e gli altri che non corrono più. O perchè non ci sono più o perchè un problema fisico glielo impedisce.
Mi chiedo se questi compagni di corsa di stasera capiscono la fortuna che hanno a poter fare quel che fanno, come lo capisco io oggi. Continuiamo a fare ripetute, sui 2000 metri, la prime due, tre poi la quarta faccio più fatica ma finisco, leggermente in ritardo. Viaggio a 8'10"-8'12". Nell'ultima tutti spingono al massimo e mi lasciano nel penultimo giro, ai 1600 metri sono solo nella nebbia, li vedo davanti, più veloci, più giovani e forti, decisamente lontani.
Spingo quest'ultimo 400 cercando di rallentare il meno possibile e metro per metro supero fatica e stanchezza, la nebbia rende tutto invisibile, avrò ancora avversari davanti o saranno arrivati tutti e aspetteranno solo me sul traguardo ?
Mentre la fatica mi prende inizio gli ultimi 200 che sembrano infiniti. Ma vicino ho delle figure, chi sono ?
Si le riconosco, sono loro, gli atleti con cui ho diviso tanti allenamenti e gare di quando 5 x2000 li facevo ad altri passi e finivo ben più veloce di oggi. Loro che non corrono più sono qui a dirmi di andare avanti, che vado bene e che in fondo porto un testimone che loro mi han lasciato.
Nella nebbia Vincenzo, Patrizio,Piercarlo e gli altri mi dicono che stò andando forte perchè sono ancora qui, a cercare un tempo, più modesto e scarso di allora ma ancora valido, per me. L'ultimo duemila comincia, è il quinto e gli altri iniziano subito veloci.
Passo al kilometro in 4'06" e capisco che stò dando fondo alle ultime energie. Ce ne saranno abbastanza per finire ?
Gli altri mi passano e vanno, sono in fondo al gruppo e vedo le loro ombre allontanarsi nella nebbia, resto solo, nella pista a cercare di lottare con gli ultimi due giri da fare.
E sì faticoso, si va avanti, finalmente comincia l'ultimo giro, guardo avanti ma non vedo nessuno, gli altri hanno un bel vantaggio. Ma io non sono solo, vicino a me ho i vecchi avversari a darmi un riferimento per non mollare.
Ultima curva e poi il rettilineo finale, la ripetuta finisce e guardo il tempo, ho fatto 8'17"5 con l'ultimo mille in 4'11". Ero piantato e facevo fatica ma ho finito, l'ho fatto.
I nuovi compagni di allenamento mi aspettano nella zona di arrivo e insieme facciamo un giro di defatigamento che chiude questa seduta in pista, al buio nella nebbia.
Sono le sette passate e freddo, umidità e nebbia sono uguali a 90' fà quando iniziavamo a correre.
Ma noi siamo diversi, abbiamo ben altro addosso che una tuta, una cuffia e i guanti a difenderci dal freddo.
Gli amici mi dicono dei loro tempi e chiedono di me, uno dice "non sei andato male".
Ha trent'anni e corre da qualche mese, non sa che questa pista mi vedeva allenarmi già 34 anni fà quando lui non era ancora nato.
Mi dice se ho fatto fatica alla fine quando sono rimasto solo e staccato, rispondo "si ma ho avuto chi mi ha aiutato a finire".
Non capisce, non vale la pena di spiegargli chi era con me nell'ultima curva a darmi davvero una mano. Entriamo nello spogliatoio e un altro collega di allenamento dice "c'è ancora qualcuno che corre la fuori ?"...Rispondo "si, c'è qualcuno che corre ancora la fuori", gli altri mi guardano, chiedono chi è......chi sono........e io rispondo "dei fantasmi"


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