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trio francoforteFrancoforte è una città prospera che divide il suo fascino nascosto tra la caratteristica skyline e il quartiere storico. Una città dal profilo pianeggiante che prepara le proprie strade ad accogliere le migliaia di atleti e lustra a nuovo i marciapiedi per i numerosi spettatori. La città tingerà la domenica di colori variopinti della gara regina: la maratona. Monte Acuto Marathon dice “presente” anche sotto i grattacieli della città teutonica. L’organizzazione del sabato è come si racconta e ci si aspetta: tutta la preparazione pre-gara fila lisca senza alcun intoppo. Nonostante una nomea non proprio calorosa, si viene accolti da affabilità e precisione. Pacco gara sulle spalle si prende confidenza con il luogo e il clima: il meteo non annuncia niente di buono. Si prevedono quarantadue chilometri sotto nuvole minacciose. Si cena a base di abbondanti carboidrati nella speranza di rimpinguare le riserve di glicogeno. Al mattino il cielo conferma le avvisaglie del giorno prima. Raggiungere la griglia di partenza sotto la statua “Hammering Man” (Jonathan Borofsky) è facile e rapido. Allo start una nuvola di runners si infila tra i meandri dei vari quartieri cittadini. Il grigio uggioso stride con i colori sgargianti e il vociare dei tifosi. Si viene accolti da cartelloni, mani incoraggianti e urla degli spettatori che, nonostante l’apparente barriera linguistica, trovano il modo di scandire i nomi degli atleti stampati sui pettorali. Acclamati si percorre la città in lungo e in largo: il Meno fa da cornice alle uniche salite regalateci dai ponti. Il sordi passi sull’asfalto diventano note se combinati allo sfondo musicale incessante lungo tutta la gara: le bands previste sfidano il clima e non mancano all’appello: tamburi, chitarre, batterie, fiati e voci in ogni angolo del percorso. Chi percorre la maratona sa che si attraversano quartieri inaspettati: intorno al trentesimo chilometro ci si immerge nel calore e nell’energia di un rione vestito a festa con ghirlande davanti ai pubs traboccanti di orde di tifosi che vocalizzano ritornelli alzando boccali altrettanto colmi di birra. La fatica almeno per quel tratto si spegne. A momenti la gara si circonda di una bucolica ambientazione e qualche scoiattolo si avventura tra le gambe sulla strada nell’intento di attraversarla in cerca di chissà quale rifugio. Durante i chilometri conclusivi, laddove si guarda in faccia la fatica che prelude all’epilogo, si ripercorre il tratto iniziale su un acciottolato piacevole che conduce alla parata finale. Un percorso obbligato conduce all’interno del centro per eventi Festhalle Messe: sotto una cupola rosso cangiante gli spettatori plaudenti accolgono i finishers sormontati da schermi giganti che immortalano una per una le loro figure. La conclusione di una maratona ha sempre un particolare fascino e avvolge ogni runner di un mantello d’emozioni uniche e irripetibili. Ci si lascia alle spalle un’impresa affascinante, migliaia di passi frutto di mesi di preparazione. La maratona non è limitata alla sola fatica dell’atleta ma assume un aspetto olistico: famiglia, quotidianità, lavoro sotto tutti elementi che alimentano le virtù di un atleta. La festa del dopo gara sarebbe completa se fosse sempre condivisa da coloro che hanno tessuto la trama del maratoneta. A volte questo non è sempre possibile ed è allora che i festeggiamenti del dopo gara assumono una nuance malinconica. Prima o poi però si torna a casa e l’abbraccio con le persone amate da inizio al nuovo racconto. Che dire? Buona corsa runners e forza MAM.


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Fausto SolinasTore ScanuLuigi MundulaVirgilio Pirastru
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