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umberto courmayeurDopo aver assistito casualmente lo scorso anno, in occasione di una vacanza con la famiglia in Valle d’Aosta, ad alcune fasi del Tor de Geants, la gara di Trail running più dura al mondo (330 Km da percorrere in 150 ore seguendo le due alte vie che attraversano le principali catene montuose della Valle d’Aosta con un dislivello positivo di 24.000 metri), essendo un amante della corsa e della montagna, che ho avuto la fortuna, grazie ai miei genitori, di frequentare ed apprezzare fin da bambino, ho deciso di provare a cimentarmi da superstradilettante in questa disciplina.
Con il termine di Trail Running si intende la corsa di media lunga distanza effettuata su terreno naturale (la percentuale di asfalto secondo le linee guida italiane non deve superare il 10% del tracciato), generalmente comprendente dei dislivelli altimetrici, condotta in regime di semi autosufficienza ossia il concorrente deve essere perfettamente autonomo tra un check-point e l’altro dal punto di vista idrico, alimentare e dell’equipaggiamento obbligatorio, il quale se ad un controllo risultasse non presente sarebbe causa di squalifica immediata. Questo comporta l’avere sulle spalle uno zaino di 3-5 kg per tutto il tempo della corsa.
Così dopo essermi adeguatamente attrezzato, ho iniziato a percorrere alcuni dei meravigliosi percorsi che circondano la maestosa catena del Monte Bianco, facendo circa 100 Km in 7 giorni.
E’ stato subito amore! Camminare e correre in mezzo alla natura, lontano da auto e smog era una nuova esperienza bellissima, anche se a mie spese ho capito fin dall’inizio che l’approccio con questa disciplina era totalmente diverso da quello del podismo su strada (crisi ipoglicemiche, disidratazione, freddo, rischio d’insolazione, mal di montagna legato alla quota etc.), con tempi di percorrenza, legati alle caratteristiche del percorso, molto più lunghi rispetto all’asfalto.
Sia in allenamento che in gara non si può prescindere dai cinque aspetti fondamentali che caratterizzano questo sport ossia: Programmazione, Preparazione Atletica, Alimentazione, Equipaggiamento e Mente. Nel trail conclude la gara non chi è più veloce, ma chi riesce a gestire in maniera ottimale questi cinque aspetti fondamentali. Bisogna inoltre fare i conti con la quota che, superati i 2.000 metri, fa sentire i suoi effetti, tanto più in chi come me vive quasi a livello del mare.
Nel marzo di quest’anno decido di iscrivermi come atleta della Monte Acuto al Gran Trail Courmayeur sulla distanza dei 30 Km. E’ una gara del circuito internazionale. Il percorso è molto tecnico con un dislivello positivo di 2.000 metri e una quota massima che supera i 2.500 metri di altitudine. Non ci sono falsi piani, 50% di salita e 50% di discesa, con pendenze che il alcuni tratti superano il 20%.
Una bella sfida per un tapascione come me, che non è mai andato oltre la distanza della mezza maratona, con tempi compresi tra 1h 40’ e 1h 50’. Ma a 50 anni ho ancora voglia di provare a mettere alla prova i miei limiti. Così inizio a programmare la preparazione, forte anche del fatto che mancano circa quattro mesi alla data della competizione. Purtroppo come spesso accade, a causa di un infortunio, di una sindrome influenzale, di vari impegni di lavoro e familiari i quattro mesi sono diventati tre scarsi. Nonostante ciò riesco ad arrivare al giorno della gara con una buona preparazione. L’unica grossa lacuna è la quota, considerato che tutti gli allenamenti sono stati fatti tra i 200 e i 400 metri di altitudine!
Decido di arrivare a Courmayeur, accompagnato dalla famiglia, tre giorni prima per avere un minimo di acclimatamento. Due giorni prima faccio un allenamento di 8 Km, prevalentemente in salita, arrivando ad una quota di 2.000 metri. Le sensazioni sono buone.
Il giorno prima della gara il rituale del ritiro del chip e del pettorale, insieme ai quali mi viene data una bella felpa con il logo della manifestazione. Mi guardo intorno ma non vedo alcuna faccia nota, venendo a sapere che sono l’unico concorrente proveniente dalla Sardegna. Dal punto di vista del caldo le notizie non sono confortanti neanche da queste parti. Lo zero termico viene dato a 4.200 metri di quota e lungo il percorso e’ prevista una temperatura intorno ai 24°C. Pertanto una buona idratazione pre e durante la gara diventa fondamentale per evitare il rischio di “saltare”, definizione in gergo di una crisi irreversibile. Pensare che nell’edizione 2014 sono stati percorsi alcuni tratti in mezzo alla neve con temperature vicino allo zero!
La partenza è fissata per le 11, ma prima dell’alba sono già con gli occhi fissi sul soffitto della camera. Non riuscendo a riprendere sonno ne approfitto per ripassare mentalmente la mappa del percorso con le relative altimetrie, studiata attentamente nei giorni precedenti. Alle 10.45 sono sulla linea di partenza. Sto bene. Mi sento pronto fisicamente e mentalmente alla gara. Un ultimo controllo all’equipaggiamento, zaino in spalla e start alle 11 in punto, con un brivido sulla schiena nei primi 50 metri, quando passiamo in mezzo a due ali di folla che ci salutano ed incitano calorosamente. Ancora 300 metri ed ecco che inizia la salita. Arrivo in poco più di un’ora al primo check-point dove rabbocco le borracce e sosto qualche minuto per mangiare qualcosa. Adesso 8 Km di saliscendi per arrivare al secondo controllo dove c’è un cancello orario che se non rispettato porta alla squalifica. E’ una corsa contro il tempo che viene bruscamente interrotta da una rovinosa caduta al 7°Km la quale, per fortuna, mi procura solo delle escoriazioni alle braccia e alle ginocchia. Dopo un’ora sono al Rifugio Bonatti sede del cancello orario. Ce l’ho fatta nel tempo richiesto, sono ancora dentro la gara e sono contento. Decido di fermarmi 30’ durante i quali ne approfitto per prendere fiato e rifocillarmi. Dopo aver passato il chip al controllo riparto. Ora mi aspettano 4 Km di dura salita che mi porteranno a superare i 2.500 metri di quota. Nei primi 500 metri ho una piccola crisi inaspettata, sento le gambe molli e faccio fatica a salire. Capisco che da inesperto mi sono fermato troppo al secondo check-point perdendo il ritmo che ritroverò dopo un altro chilometro. Anche la quota adesso inizia a farsi sentire. E’ una fase della gara molto delicata che va gestita molto bene. Per non andare troppo in affanno ogni tanto mi fermo 30’’ per regolarizzare il ritmo cardiorespiratorio. Ne approfitto per ammirare il meraviglioso spettacolo offerto dalla catena del Monte Bianco, riuscendo a vedere un’aquila volare alta sopra di me. Sono solo in mezzo alle montagne e, cosa che nel Trail è quasi la norma, rimarrò tale sino alla fine della corsa. Una sensazione unica difficile da descrivere. Dopo circa un’ora sono in cima al Colle Entre Deux Sauts, 2.550 metri. Un altro traguardo è stato raggiunto. A pochi metri da me una grande chiazza di neve, mi viene voglia di andare a toccarla, ma preferisco proseguire; un’altra occhiata al paesaggio e poi giù per 2 Km. Scendo a 2.300 metri per poi risalire ancora e risfiorare i 2.500.
E’ sicuramente uno dei tratti più impegnativi di tutto il percorso, ma anche al secondo scollina mento mi rendo conto di stare bene fisicamente e mentalmente. Le salite importanti sono finite, ora mi aspettano 10 Km di discesa che, per certi versi, risulterà più impegnativa della salita.
Il percorso è costituito da strettissimi canali, molto irregolari e sconnessi, generati dall’acqua piovana e dalla neve, pieni di pietre. La pendenza è tale che in alcuni momenti si è costretti a procedere con un passo simile a quello della salita. Bisogna fare attenzione a come e dove si appoggiano i piedi. Cadere qui vorrebbe dire farsi molto male e concludere la gara nel modo peggiore. Non ho velleità di classifica, ma la voglio portare a termine entro il tempo massimo. Arrivo all’ultimo ristoro (22°Km) dove mangio, rifornisco immancabilmente le borracce e scambio quattro chiacchiere con quelli dell’organizzazione che, capendo dallo stemma dei quattro mori che porto sulla maglietta e sullo zaino e dall’accento la mia provenienza, mi fanno mille complimenti, incoraggiandomi a stringere i denti negli ultimi rimanenti 8 Km. Dopo aver registrato il passaggio con il chip, nell’andar via, mi accorgo che in un angolo del piccolo rifugio ci sono due concorrenti sdraiati completamente sfatti, in attesa di essere recuperati e trasportati alla base di Courmayeur. Non ci voglio pensare, inizio ad essere stanco, ma so che ce la posso fare. Due Km dopo sono in mezzo al bosco, inizia una serie di saliscendi in un sentiero largo non più di mezzo metro. Sono passati diversi minuti senza aver incontrato alcun segnavia. Mi fermo qualche secondo, ho la brutta sensazione di essermi perso. Ho un attimo di sconforto, ma decido di andare avanti ancora per qualche centinaio di metri prima di tornare indietro. Trecento metri più avanti finalmente vedo la bandierina rossa segna percorso tirando un bel sospiro di sollievo. Inizio a pensare al traguardo, a mia moglie e mio figlio che mi stanno aspettando. Questi pensieri mi danno una grande carica, ma allo stesso tempo mi distraggono e in una gara di Trail come questa le distrazioni si pagano. Infatti inavvertitamente metto un piede sopra la vegetazione ai margini del sentiero, immaginando vi fosse sotto del terreno compatto e invece trovo il vuoto, sprofondando completamente con la gamba destra e piegando violentemente a terra la sinistra. Rimango in equilibrio in questa posizione per qualche secondo, riuscendo con il cuore in gola a rialzarmi con l’aiuto dei bastoni, miei fedeli compagni di gara. Appena in piedi controllo il ginocchio sinistro, temendo di essermi procurato qualche lesione ai legamenti, ma fortunatamente muovendolo lo sento apposto. Guardo sotto e mi rendo conto di averla scampata bella….c’era un salto di almeno 4-5 metri.
Riprendo a camminare con la massima concentrazione e finalmente arrivo all’ultimo check-point dove non è previsto ristoro, ma c’è una provvidenziale tipica fontana di montagna che mi consente di rinfrescarmi e bere. Dopo 2 Km improvvisamente il sentiero sbuca in una larga strada sterrata, mancano ormai circa 3 Km e mi sembra di sentire in lontananza la voce dello speaker della corsa. In quel momento mi sembra di non avvertire più la stanchezza, mi sento carico e con una grande energia, impensabile a quel punto della gara, inizio a correre veloce e non mi fermerò più sino al traguardo dove arriverò oltre 30’ prima del tempo limite e un’ora prima della “scopa”.
Una grande soddisfazione e anche una grande emozione per aver tagliato il traguardo, mentre lo speaker gridava il mio nome e quello della Monte Acuto, tenendo per mano mio figlio Edoardo di 4 anni che mi era venuto incontro e con il quale ho percorso gli ultimi cento metri.
Sono un finisher della 30 Km del Gran Trail Courmayeur! Cosa che solo qualche mese fa sembrava impensabile e quasi impossibile. Spero con questo mio lungo racconto di non aver annoiato troppo gli amici della Monte Acuto e ringrazio Tore Scanu per avermi invitato a scriverlo e pubblicarlo nel sito della Società.
Augurandomi di aver suscitato in qualcuno dei lettori curiosità e interesse per questa bella disciplina sportiva, colgo l’occasione per salutarvi. Buona corsa a tutti.....


Linea Diretta...
Fausto SolinasTore ScanuLuigi MundulaVirgilio Pirastru
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