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sechi moro boianoCi siamo, 12 aprile 2015 dopo circa quattro mesi di intensi allenamenti e trepidante e ansiosa attesa, vado a Cagliari ad affrontare la mia prima maratona.  
Dopo una notte in cui avrò dormito due ore e aver aspettato come una liberazione il suono della sveglia, alle ore 5 di una giornata che si preannuncia molto calda con i miei compagni di avventura Luciano Boiano e Angelo Moro ci mettiamo in viaggio in una Carlo Felice per la verità molto nebbiosa. (ah! dimenticavo con noi è venuta anche Paola, fidanzata di Luciano , che in caso di impossibilità fisica di Luciano, al rientro avrebbe dovuto guidare la macchina , ma non c'è stato bisogno).
L'arrivo a Cagliari è un misto di adrenalina e paura per quello che stavo per affrontare, anche se intorno a me avevo il solito ambiente dei runner che ho già imparato a conoscere e frequentare durante le quattro mezze che ho corso, questa volta è diverso, non sono lì per una "semplice" mezza, di km devo farne 42 e dal mio stato d'animo capisco che non sarà una passeggiata........ dopo aver fatto qualche calcolo e visto che ho fatto la preparazione correndo tra i 5,30 e 5,40 il mio pacemaker di fiducia è il grande maratoneta Luigi Mundula (anche lui della Monte Acuto Marathon), che dovrebbe guidare me e un'altra decina di avventurieri al traguardo entro le 4 ore.
La partenza è lanciata, io parto piano tenendo però d'occhio i palloncini azzurri mio punto di riferimento, dopo circa tre km aggancio il mio gruppo è cominciamo insieme l'avventura; Luigi Mundula ci controlla tutti, chiede se stiamo bene, ci consiglia sul da farsi, ci raccomanda di bere a tutti i rifornimenti anche se non abbiamo sete, sia l'acqua che gli integratori e ogni tanto offre delle caramelle di zucchero.
I km passano tranquilli, l'andatura ormai è stabilizzata tra i 5,40 e 5,45 e la compagnia è buona, arriviamo alla mezza con qualche minuto di vantaggio, Dottor Mundula dice che stiamo rispettando la tabella di marcia, intanto tutto quello che abbiamo di vantaggio lo perderemo più avanti.
Al km 25 siamo quasi 10 minuti sotto il tempo e al rifornimento possiamo prenderci il lusso di fermarci 20 secondi...... mai l'avessi fatto...... in quei 20 secondi ho perso tutto il ritmo, sono ripartito con le gambe pesanti e avevo difficoltà a tenere il gruppo, la cosa che mi "tranquillizzò" fu che anche altri compagni erano in difficoltà, addirittura qualcuno fu costretto a fermarsi.
Dopo un paio di km ero quasi riuscito a riagganciare il gruppetto rendendomi conto che avevamo perso pezzi.
Arriviamo al km 30, al rifornimento non avevo voglia ne di bere ne di far niente, ho pensato a tutto quello avevo letto nei mesi precedenti sul fatidico "muro del 30° km", le gambe erano pesanti e i piedi sembrava volessero uscire dalle scarpe.
Se volevo proseguire o almeno provare ad arrivare al traguardo dovevo mollare il gruppo e proseguire da solo abbassando di molto l'andatura, comincia così una sorta di scommessa con me stesso, di lotta tra le gambe e i piedi che si volevano fermare e la testa che di fermarsi non ne voleva sentire parlare.
Ormai la mia andatura era di 8 /9 a km e i rifornimenti oasi nel deserto, lungo la strada ho incontrato runner seduti sui marciapiedi, sulle panchine e addirittura camminando scalzi con le scarpe in mano, la più grande sorpresa quando li incontravo e che mi incoraggiavano a continuare, un signore all'uscita dello stagno di Molentargius mi ha addirittura incitato dicendomi "dai che ce la fai arrivi entro le 4 ore e mezza ", io li ringraziavo con un gesto ma non avevo nemmeno la forza di parlare e ogni volta pensavo e dicevo a me stesso "non ci provare nemmeno a pensare di fermarti, sapevi che c'era da soffrire se non volevi soffrire te ne stavi a casa";
Gli ultimi tre km sono stati una tortura, correre sulla passerella in legno del lungomare un tentato omicidio alle ginocchia e avere la forza di fare una specie di scatto finale gli ultimi 100 metri una cosa da pazzi.
Quando finalmente sono passato sotto il gonfiabile dell'arrivo e non so chi mi ha messo la medaglia al collo, ho pensato che avevo vinto, avevo vinto contro me stesso, contro le mie paure, le mie insicurezze, la mia fragilità, avevo portato a termine una cosa da uomini veri, non mi sono fermato, non mi sono arreso e anche se ci ho messo 4 ore e 38 minuti ho portato a termine la mia maratona e dopo quello che ho visto lungo la strada, arrivare alla fine in una maratona non è una cosa da tutti.


Linea Diretta...
Fausto SolinasTore ScanuLuigi MundulaVirgilio Pirastru
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