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giampaolo luisella valencia 2015Domenica 18 ottobre 2015 le strade di Valencia si sono riempite di corridori in occasione della XXV Medio Maratón Valencia Trinidad Alfonso. Questa gara popolare a Valencia ha festeggiato con questo 2015 venticinque edizioni.
Il percorso della mezza maratona è costituito dai classici 21,097 metri e la gara è coordinata dalla Fondazione Alfonso Trinidad, una organizzazione no profit fondata nel 2012 con un obiettivo chiaro: irradiare e sostenere la cultura dell’impegno nella società contemporanea. La corsa infatti è un veicolo ideale per questa mission, in quanto fonde insieme 3 pilastri: lo sforzo, lo sport e le proprie radici.
La 25^ edizione di Medio Maratón Valencia Trinidad Alfonso, è stata organizzata dai Correcaminos SD, si è presentata come il più spettacolare evento all’entrata nel suo quarto di secolo di storia. Dopo il grande record dell’edizione 2014, il sesto tempo maschile di tutti i tempi e miglior tempo sul suolo spagnolo, per provare nuovi traguardi sportivi l’organizzazione ha raccolto un grande parterre di atleti. Un grande cast mai visto in una gara spagnola, guidato da Abramo Cheroben, attuale detentore del record del circuito con il tempo di 58:48 e tante atlete d’elite si preparano a dare battaglia.
Eccoci pronti sono le 5,30, foto di rito alle magliette e pronti via alla prima colazione tre ore prima di correre la mezza maratona di Valencia. Applicare la regola del correre a digiuno o quella delle “scorte piene e stomaco vuoto”?.
La scelta è chiara, mangiare biscotti con marmellata, succo d’arancia a volontà.
Ecco che esce un pallido sole che sembra prefigurare il rispetto delle previsioni, visto che, a leggere i siti meteo, sapevamo che avremmo dovuto avere una giornata abbastanza calda, ma non era chiaro in quale giorno questo si sarebbe verificato.
In realtà le condizioni in gara sono state ideali. La temperatura si è mantenuta sui venti gradi, almeno a leggere gli indicatori che erano presenti lungo il percorso, e il sole, col suo calore prezioso in spiaggia e deleterio in corsa, ha fatto il piacere di apparire a meta gara .
Alla partenza siamo nella seconda gabbia dietro subito i top-runner e lo spiker spagnolo nello snocciolare la presenza degli atleti stranieri (più di 1500) è felice e lo è ancora di più della presenza numerosa di italiani (oltre 500). Il bagno di un bar era stato utilizzato in precedenza da circa seimila persone, ma, malgrado gli occhi dei commessi stessero assumendo una strana forma di dollari, il rapporto tra numero di persone entrate e numero di consumazioni tendeva a meno infinito.
All’inizio della gara siamo concentrati su tutto quello che potrebbe andare male.
Ci sentiamo un po’ stanchi, temiamo di subire gli effetti della camminata del giorno prima, visita al meraviglioso Museo della Scienza, nonché quelli delle lunghe ore di viaggio e delle poche ore di sonno dei giorni precedenti.
Durante i primi chilometri pensiamo a tutto, fuorché alle nostre sensazioni, al mondo che ci circonda e a pensieri carini e motivanti. Avevamo una strategia in mente (partire a 5’00” e accelerare). Eravamo intenti a combattere col Garmin, impostato su “timer”, “distanza”, “passo istantaneo” e “passo medio”.
Intanto nugoli di uomini si mettevano di traverso per impedirci di raggiungere il passo medio previsto. Una volta conquistata tale media ed essendoci resi conto di non avere un atteggiamento zen, abbiamo iniziato a concentrarci su noi stessi, il resto degli atleti e il mondo attorno, così da vivere pienamente l’esperienza della gara, anche indipendentemente dagli obiettivi cronometrici.
E lì è scattata la molla per Luisella che ha iniziato una stupefacente progressione con il mio superbo incitamento ‘Andale Luise; Andale; Andale’.
Eccoci al quinto chilometro, per il primo ristoro, molto organizzato, come anche tutti gli altri, dove intravedo Luisella , e da distanza-distanza proseguo con lei.
Secondo la sua tabella di marcia va discretamente veloce, ma decide di tenere e correre il rischio .
Al decimo chilometro, finalmente, si possono vedere gli occhi di Luisella che si illuminano.
Si rende conto di riuscire a tenere un ritmo eccellente, di riprendere e tenere il gruppo davanti a sé nel caso si distaccasse un attimo. Accelera, sta con un gruppo che diventa il suo vero punto di riferimento. Al Garmin lancia ogni tanto un’occhiata, ma decide di seguire le proprie sensazioni e il gruppo. Se riesce a superare gente, pensa, tanto male non va. Pensa anche al fatto di non essersi mai allenata così bene, anche se non specificamente per questa mezza maratona.
Ha rispettato gli allenamenti per quattro volte a settimana, ha fatto le ripetute, i lunghi, i progressivi, sta discretamente bene nonostante le contratture subite nell’ultimo periodo, le condizioni meteo sono ideali. Ha fatto tante gare. Perché non dovrebbe fare molto meglio delle mezze maratone precedenti?
Ecco che decide di tirare sul serio, di puntare a dare al massimo.
Così, mentre il percorso si snodava lungo i viali e il centro della città bello, piatto, veloce, con la gente attorno che guardava e i bambini che davano il cinque (serve tutto: scappiatelo quando fate da spettatori), aveva sensazioni bellissime sia nelle gambe che in testa.
I chilometri erano diventati quindici e ha iniziato a volare, tenendo un passo di quattro e trenta al chilometro, che terrà sino alla fine .
Al sedicesimo chilometro sente un brivido avvolgerla completamente lungo il corpo e gode pienamente quel momento che dura per almeno un minuto. Sta superando tutti, si fa una “doccia volante” grazie agli idranti e sente qualcuno del pubblico urlare: “BRAVA LUISELA”.
Vede il Garmin che da 4’43”, è scivolato sotto il 4’30”, ha tenuto a lungo i 4’28”, quindi i 4’29” e finalmente lo scollinamento al 4’31”.
Decide di non voler rivedere il 4’43” al braccio. Ha un piccolo cedimento.
Il passo istantaneo non ha più il “4’29” come primo numero, ma sta andando comunque a 4,33”. Inizia a respirare più faticosamente, ma è’ talmente trascinata dall’entusiasmo che continua a superare un sacco di gente.
Guardatela adesso. Ha quasi concluso la sua fatica. Saluta i supporter e si lancia verso l’arrivo.
1h36’49” sarà il tempo reale. Era un tempo che, a dirglielo prima, avrebbe potuto definire un “sogno realistico”. E’ il ritratto della felicità. Pensa a quanto gli sia servito il costante aiuto del fisioterapista (Marco, Luca e Silvia), il supporto del preparatore atletico (Nicola), a quanto sia stata importante la compagnia degli amici in allenamenti e gare.
Ripensa alle gare precedenti. Quelle in cui era interessata alle conversazioni che ascoltava, quelle in cui pensava solo ai tempi da raggiungere, quelle in cui si divertiva a chiedersi cosa avrebbe raccontato o a inseguire delle atlete o a entusiasmarsi grazie alle bande che suonavano o alle persone che incitavano, o a leggere le scritte più simpatiche su delle magliette (“quella più simpatica vista a Valencia era quella su cui era scritto “No corro, vuelo!”),.
Alla fine, tra magliette sudate, persone con ferite ai piedi, gente che rigetta o che sviene, ci godiamo una birra e tre chili di mandarini mangiati nel percorso verso l’albergo.
Intanto anche il resto del gruppo ha realizzato i propri record personali: in particolare Roberto che portava a termine una grande gara con Antonello e Gian Paolo che realizza il suo personale. Luisella alla fine arriva 5^ tra le MF45 su trecento partecipanti.
Il miglior dialogo post gara, tra Roberto e Antonello: “Tu a che passo vai?”. “A un passo dalla fuessa”!!!
Per la cronaca, la Monte Acuto Marathon attraverso i suoi atleti, oltre allo strepitoso tempo di Luisella, è stata rappresentata al traguardo dal duo Roberto Langiu, al quale vanno i complimenti non solo sportivi ma prettamente umani, accompagnatore di Antonello Satta (atleta non vedente) con il tempo di 1h37'29" e Giampaolo Palmas 1h41'18"; Complimenti a tutti!!!


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