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sergio alfonso ny 2015Sin da quando ero ragazzo ho avuto questo sogno e tutte le volte che la seguivo in TV mi dicevo un giorno ci sarò lì anch'io. Nella mia vita da sportivo ho praticato tanti sport ma le mie due passioni principali sono sempre state il calcio e l'atletica. Sono stato un discreto calciatore per tanti anni ma ho sempre continuato a correre ed anche nel calcio questa è sempre stata la mia grande caratteristica e la qualità che ogni allenatore ha maggiormente apprezzato di me. Tra le mie doti atletiche vi era sia la velocità che la resistenza ed infatti mi sono cimentato sui 100 piani (11:05), realizzato ai campionati studenteschi allo stadio Dei Pini di Sassari, avendo per la prima volta indossato in gara le scarpette chiodate e gareggiato in una pista di atletica.
Ai miei tempi ad Alghero non esisteva una pista di atletica, quanto l'ho desiderata...ed infatti i miei allenamenti venivano fatti sul manto erboso del campo di calcio del Mariotti.
Le soddisfazioni migliori con la corsa, le ho sempre avute in gare su strada e nelle campestri dove riuscivo quasi sempre a vincere con il solo allenamento del calcio.
A quei tempi avrei voluto partecipare alla famosa e storica Sassari-Osilo ma la domenica io purtroppo dovevo giocare con la mia squadra di calcio e quindi quella gara è rimasta, per me, un desiderio irrealizzato. Finito con il calcio, per limiti di età, ho deciso di dedicarmi alla corsa e di prepararmi allenandomi per realizzare il mio sogno e quindi finalmente partecipare alla Maratona di New York.
Ho provato a partecipare invano alle varie lotterie ma non sono mai stato estratto e quindi nel frattempo ho fatto la mia prima maratona a Firenze il 26 Novembre 2006 ( 03:26:34 ) anche se il mio obiettivo era quello di finirla ed arrivare senza grandi sofferenze. È stata una esperienza indimenticabile per tanti motivi ma soprattutto per la gioia di arrivare all'arrivo della mia prima maratona e chi ha provato questa esperienza sa di cosa parlo. Dopo pochi mesi ho partecipato a quella di Roma, il 18 marzo 2007 (03:27:57 ) e a fine anno ho partecipato a quella di Milano, il 03 Dicembre 2007 dove, nonostante diversi errori commessi in partenza sia per aver sbagliato la gabbia ma anche a causa delle condizioni climatiche non favorevoli, ho realizzato il mio miglior tempo personale ( 03:21:59 ).
In quei 12 mesi ho pure partecipato a circa trenta gare con buoni risultati di categoria ma poi per impegni lavorativi ho dovuto smettere di correre per circa sei anni per poi riprendere con la mezza di Ozieri nel 2013 che è stata la mia prima gara come Atleta della Monte Acuto Marathon di Ozieri, infatti sino ad allora avevo gareggiato con i colori della Guilcer Team La Città di Ghilarza.
Dopo la bella esperienza di Ozieri ho dovuto ancora una volta smettere per problemi sia lavorativi che fisici ma il sogno di New York rimaneva la mia priorità e quindi finalmente ad Aprile scorso decido di iscrivermi acquistando un pacchetto da un tour operator e quindi incomincio gli allenamenti ma un problema di natura reumatica alla testa del collo del femore della gamba destra mi fa più volte interrompere la preparazione e per molti mesi non riesco più neanche a correre. Il paradosso e il mio rammarico era di non aver potuto partecipare alla Maratona di New York quando ero più giovane ed allenato perché non avevo avuto la possibilità di farlo e adesso che invece avevo l'iscrizione e la partecipazione garantita, non solo erano passati otto anni dall'ultima Maratona ma non ero in condizioni fisiche buone e per giunta senza un allenamento specifico ed adeguato.
Dopo aver corso qualche volta durante l'estate in compagnia del solito dolore alla testa del collo del femore, a fine settembre decido che dovevo fare di tutto per provare almeno a partecipare e finire la mia maratona di New York e quindi incomincio ad allenarmi duramente su un percorso simile a quello di New York ( la strada Alghero/Bosa ) e utilizzando il fuso orario di New York. Chiaramente non ho fatto il famoso lungo che si fa di solito di 35-36 km ma quattordici giorni prima della maratona ho fatto una ventina di km molto impegnativi per testare un po’ la condizione e prendere un po' di fiducia. Quattro giorni prima di partire per New York mentre facevo un allungo di 7-8 km durante i quali mi sentivo veramente bene, ho avvertito un indurimento sul polpaccio sinistro...forse ho tirato troppo...mi son subito fermato ed ho pensato che forse avevo compromesso la mia partecipazione alla gara.
I giorni successivi il dolore persisteva e, nonostante le terapie e il riposo, le cose non miglioravano e lo sconforto aumentava come pure la delusione di non poter finire la maratona. Oramai quello che si poteva fare si era fatto ed io alla maratona della mia vita non avrei rinunciato per nessun motivo al mondo e mi son detto che l'avrei portata a termine anche camminando.
Quindi il giorno 30 di Ottobre finalmente si parte di primissima mattina, complice la chiusura dell'aeroporto di Alghero, per andare a Olbia via Roma Fiumicino con un volo diretto per New York naturalmente senza dormire la notte prima per gestire al meglio il fuso orario.
Il giorno prima della gara vado a Central Park per fare una sgambata e testare le mie condizioni ma il dolore al polpaccio mi costringe a fermarmi diverse volte e questo fa aumentare il mio scoramento e diminuire le mie speranze di portare a termine questa ambita Maratona.
Il Pomeriggio vado al Marathon Expo per ritirare il pettorale ed assaporare il clima del pre gara assieme a tutti i maratoneti e mi sottopongo ad un massaggio particolare che offrivano in uno stand con la speranza che potesse aiutarmi. La sera stessa partecipo al Marathon Eve Dinner a Central Park e subito dopo vado a dormire perché la sveglia è prevista alle ore quattro del mattino.
Ad aumentare il mio rammarico oltre ad non aver potuto svolgere una preparazione adeguata per questa maratona vi era il fatto che grazie al mio tempo personale avevo avuto un pettorale che mi garantiva la partenza con la prima wave e quindi con i top runners.
Dopo essere arrivati a Staten Island e aver riposato sotto un tendone per quache ora nell'attesa della partenza, alle 08:30 arriva la chiamata per noi della prima wave per entrare nel Corral G, che da lì ci avrebbe portato alla partenza sul mitico ponte Giovanni da Verrazano.
Durante un'attesa di un ora nel corral, ho potuto riscaldare il mio polpaccio ripetutamente tenendolo in caldo con una coperta termica. Finalmente alle 09:30 ci accompagnano sul ponte e dopo essermi liberato di tutti gli indumenti che mi tenevano al caldo, decido di tenere ancora con me la coperta termica per mantenere i muscoli caldi sino allo scoppio del cannone che è stato preceduto dall'inno Americano. Quando sei sul ponte oramai non vi è più spazio per niente e per nessuna paura o timore perché l'adrenalina' è a mille, la folla rumorosa dei maratoneti è impaziente di partire e ti coinvolge mescolandosi al fragore assordante degli elicotteri che ti girano attorno.
Finalmente alle 09:50 si parte, il fiume dei partecipanti ti spinge, io non voglio più pensare a niente perché il mio obbiettivo è solo quello di indossare la medaglia ed il caldo poncho a Central Park. Durante tutto l'attraversamento del ponte il polpaccio lo sento ben caldo risponde bene e sembra dare garanzie e questo fa aumentare la mia fiducia anche se capisco bene che la strada è ancora molto lunga.
Avendo deciso di correre senza alcun obbiettivo cronometrico ma solo esclusivamente monitorando le mie condizioni fisiche e mentali, imposto il mio ritmo cercando di non farmi trascinare dagli altri ma avendo un'andatura costante ed infatti i primi cinque e i primi dieci km li ho percorsi a sei minuti a km come pure tutti gli altri fino al km 35. Sono passato alla mezza a 02:10:31 e sapevo che la progressione mi avrebbe portato a superare le 4 ore e mezza e che quindi tatticamente dovevo essere perfetto rispettando ogni sosta con il Gatorade e integrando con gli zuccheri in modo programmato a scadenze chilometriche prestabilite perché sapevo che questa poteva essere la mia sola salvezza e la mia unica possibilità di finire la corsa. La mia paura, ma nello stesso tempo anche la mia forza, che mi ha accompagnato in tutti i 42 km ma soprattutto negli ultimi 195 metri, è stata il timore e la paura di fermarmi soprattutto prima dell'arrivo come avevo visto fare ad altri atleti in altre maratone e come purtroppo ho visto anche a Central Park, bloccato dall'acido lattico che ti impedisce di muoverti. Mi dicevo, Sergio, devi fare qualunque cosa ma non devi arrivare così e in quello stato...quindi ho corso sempre monitorando continuamente il mio corpo, i miei muscoli, le mie energie, mangiando banane ed integrando continuamente con gli zuccheri che mi ero portato appresso ma anche con quelli che prendevo durante il percorso. Io mi dicevo, sei alla Maratona più importante al mondo, quella a cui hai sempre desiderato partecipare...non puoi deluderti e non arrivare. Il mio obbiettivo era finire la maratona ed arrivare senza grande sofferenza ma anche godermela ed infatti ho apprezzato le migliaia di persone che ti incitano durante il percorso, i migliaia di bambini che ti incitano e che ti tendono le loro mani per darti il cinque e molte volte, nonostante la fatica, ho dirottato la mia andatura per non deludere quelle persone e quei bambini che rimangono ore ed ore sul percorso a sostenere tutti i partecipanti e che ti fanno sentire importante come se stessi partecipando ad una olimpiade. La cultura sportiva degli americani dovrebbe essere imposta come materia di studio nelle nostre scuole perché è fondamentale per lo sviluppo e la crescita di ogni bambino e di ogni persona.
Gli ultimi 7 km e 195 metri sono stati più faticosi, ma questo era previsto ed infatti anche il mio ritmo è leggermente calato anche a causa delle energie che cominciavano a mancare e anche perché i muscoli cominciavano ad essere meno elastici.
Durante tutta la maratona ho pure bluffato con me stesso cercando di calcolare il percorso in miglia invece che in km...26 sono meno di 42...lo so sono la stessa cosa ma uno le prova tutte ed in questi casi sia la forza mentale che quella psicologica ma soprattutto l'abitudine a saper soffrire fanno sicuramente la differenza. Ho apprezzato il giorno prima le bellezze della quinta strada ma, allo stesso tempo, ho sofferto quella stessa strada per la lunghezza di quel interminabile rettilineo in leggera salita che ti porta a Central Park e quindi all'arrivo. Quando entri a Central Park oramai mancano due miglia all'arrivo, la folla che ti incita aumenta ma anche la stanchezza e le energie sono oramai arrivate al limite ma come al mio solito ho spinto sino alla fine in progressione superando centinaia di persone anche perché la mia personale impresa era oramai a portata di mano come la gioia di sprintare gli ultimi ed infiniti 195 metri arrivando col le braccia levate in segno di vittoria proprio come avevo sempre sognato di fare. Nonostante abbia corso meglio e più velocemente le mie precedenti maratone, questa di New York, nonostante le 4 ore e 41 minuti sarà quella che ricorderò più a lungo e con piacere perché sono riuscito finalmente ad esaudire il mio sogno e mettere alla prova la mia capacità e la mia volontà di raggiungere questo obbiettivo quasi impossibile.
Da New York e da questa entusiasmante esperienza nella maratona più partecipata al mondo, mi porto a casa come ricordo per la vita una grande lezione di sportività, e di cultura decoubertiana che il popolo americano mi ha insegnato in aggiunta ad una grande ed impeccabile organizzazione sia alla partenza che all'arrivo che solo un popolo che ha questa passione e che crede in questi valori può' garantire e offrire.
Un ringraziamento particolare va alle persone incontrate a New York che, anche nei giorni a seguire, mi hanno fatto sentire come se avessi vinto l'Olimpiade.
Il Maratoner della Monte Acuto Marathon Sergio Alfonso.


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