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OSSIGENO-OZONO TERAPIA E MEDICINA DELLO SPORT
ASPETTI TEORICI E PRATICI
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Autore:
Dott. Pierluigi Manchiaro
Farmacologo Clinico
Dirigente Medico
U.O. di Terapia del Dolore
U.L.S.S. 12 Venezia-Mestre
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INTRODUZIONE
L'atleta rappresenta il "campo di studio" per gli effetti di situazione
limite per l'organismo umano; i record dell'atletica leggera, le
immersioni a profondità estreme o la permanenza ad altissime quote senza
l'utilizzo dell'erogatore di ossigeno hanno sconvolto i capi saldi della
fisiologia classica.
Uno degli argomenti più attuali ed interessanti è lo studio della
fatica; le sue diverse caratteristiche, le implicazioni biochimiche, la
sua prevenzione e cura sono temi molto sentiti dagli esperti del
settore.
Di pari passo con lo studio fisiologico dell'atleta si è sviluppata una
disciplina, la metodologia dell'allenamento, che si occupa della
preparazione specifica dello sportivo agonista; si sono così creati i
presupposti per il controllo e lo studio dei "carichi" di lavoro.
Grazie ai Test di valutazione, i tecnici sono in grado di valutare un
atleta e di consigliare un certo tipo di preparazione fissandone gli
obbiettivi.
Lo studio dei collegamenti esistenti tra i tre maggiori sistemi di
integrazione operativa del nostro organismo (sistema nervoso centrale,
sistema endocrino e sistema immunitario) rappresenta il futuro della
ricerca; stabilire gli effetti centrali e periferici dello stress
psico-fisico è una chiave privilegiata di lettura dell'interazione tra
il nostro organismo e gli stimoli esogeni.
La possibilità di interpretare le condizioni patologiche, anche severe,
è uno stimolo non indifferente per la ricerca terapeutica.
I problemi connessi all'utilizzo di sostanze farmacologiche nella cura
delle patologie che colpiscono gli atleti in attività agonistica sono
molto attuali e di rilevate importanza.
La possibilità di sconfinare nel fenomeno del doping quando si
intraprende una terapia medica per la cura di uno sportivo è davvero
consistente, inutile ricordare i recenti episodi di squalifiche inflitte
a noti personaggi del mondo dello sport a causa dell'assunzione di
sostanze ritenute proibite.
Altrettanto attuali e confuse sono poi le dispute sulla definizione di
"integratori" che dovrebbero servire a migliorare la performance
sportiva e pertanto teoricamente includibili nella definizione di
sostanze dopanti.
Ovviamente gli atleti non sono immuni da essere afflitti da severe
malattie o da banali malanni fisici per il solo fatto di fare sport, e
comunque necessitano di cure particolari per impedire ad esempio il
manifestarsi del sovra-allenamneto.
La traumatologia dello sport è una branca della medicina sportiva che si
occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie che colpiscono
l'atleta in attività.
I problemi però non sono solo legati ai danni occorsi dopo incidenti
sportivi ma riguardano anche quelli sviluppati in seguito ad intensa
attività di preparazione o di gara.
A volte soggetti apparentemente sani devono impegnarsi a fondo per
modificare le proprie caratteristiche anatomo-funzionali di base al fine
di poter svolgere un esercizio in modo vincente; oppure sono colpiti da
vere e proprie malattie professionali, sorte a causa del tipo di
attività sportiva che svolgono.
L'OOT si propone come una possibile alternativa ai tradizionali presidi
terapeutici offerti al mondo dello sport.
IL DOLORE MUSCOLARE (DM)
Si tratta di un sintomo che può colpire sia atleti in attività
agonistica sia soggetti che svolgono intesa attività fisica.
Si distinguono almeno due tipi di DM: il DM precoce ed il DM tardivo o
DOMS (Delayed Onset on Muscle Soreness).
Il DM precoce è sempre a carattere benigno e con esito favorevole.
Il DOMS è una dolenzia che insorge e si acutizza con un certo ritardo,
dopo alcune ore o addirittura dopo qualche giorno dalla prestazione.
La causa della sintomatologia è legata al danno tissutale che si
realizza attraverso lo scompaginamento, di vario grado, delle strutture
della fibra muscolare.
Esso si manifesta dopo esercizi ai quali i muscoli coinvolti non sono
adatti e sulla sua gravità influiscono sia l'intensità che la durata
dello stimolo.
Il processo di danneggiamneto può originare per motivi fisici o
metabolici.
Le cause fisiche sono:
·
tensioni eccessive o inusuali (l'allungamento del muscolo in contrazione
è tipico dell'esercizio eccentrico)
·
aumento della temperatura del tessuto in contrazione
Le
cause metaboliche sono:
·
riduzione dei fosfati ad alta energia (ATP)
·
accumuno di radicali liberi (RL) dell'ossigeno
·
diminuzione della concentrazione di glicogeno
·
riduzione del ph
·
aumento della concentrazione dei lattati
In
queste situazioni bisogna fare attenzione alla supplementazione di ferro
con la dieta, perchè si può innescare la reazione di Fenton (tipica del
danno da ischemia/riperfusione).
La terapia del DOMS si basa sull'utilizzo di farmaci (antiedemigeni e
FANS) e massaggi. Le vitamine, gli antiossidanti e la carnitina possono
essere impiegate soprattutto nella prevenzione.
L'OOT in questi casi, a scopo preventivo, può trovare delle indicazioni;
la somministrazione di concentrazioni "vascolari" nel sottocute (2-2.5
microgr/cc).
Un discorso a parte merita il cosiddetto "mal di gambe" dei ciclisti.
Esso si manifesta nonostante il lavoro muscolare sviluppato non implica
contrazioni eccentriche; in questo caso infatti le cause sono diverse.
La riduzione dell'apporto di ossigeno e quindi il suo ridotto utilizzo
(pedalata=ischemia/riperfusione) rappresentano i principali motivi della
sua insorgenza.
La prevenzione si attua lavorando a frequenze di pedalata più "agili" e
svolgendo una preparazione più graduale.
FATICA: DALLA FISIOLOGIA ALLA PATOLOGIA
La Fatica Muscolare (FM) può essere considerata come uno stato di
esaurimento fisico e psichico.
La FM è suddivisa in due categorie: la FM acuta e la FM cronica. La
prima si manifesta dopo un lavoro massimale o di lunga durata e viene
considerata fisiologica, la seconda quando è assente il recupero
completo tra le singole prestazioni.
Il primo inquadramento nosografico fu proposto da Venerando nel 1976;
egli suddivise la FM cronica in tre differenti tipologie:
l'affaticamento sub-cronico, la sindrome da non rendimento ed il
sovra-allenamento.
L'affaticamento sub-cronico si caratterizza essenzialmente per la
perdita di peso del soggetto.
Nella sindrome da non rendimento è tipico il lento recupero dopo la
prestazione e quindi l'efficienza sportiva viene meno.
Nel sovra-allenamento (overtraining) compaiono sintomi come l'astenia,
le distimie, l'insonnia, etc.
E' assai difficile reperire le cause primarie di questi quadri
patologici; sicuramente esse insorgono quando nel muscolo si accumula
acido lattico. Altre cause sono: la difformità nella trasmissione dello
stimolo nervoso al muscolo, la riduzione di attività degli enzimi
glicolitici, l'aumento della concentrazione degli ioni idrogeno del
mezzo.
Le cause potenziali di FM sono molteplici:
·
abitudini di vita
·
fattori psico-sociali
·
malattie infettive
·
terapie farmacologiche
·
patologie infiammatorie
·
disfunzioni endocrine
·
patologie metaboliche
·
turbe
cardiovascolari
·
malattie ematologiche
·
alterazioni neurologiche
·
condizioni particolari (gravidanza)
·
neoplasie
·
fattori controversi (allergie alimentari)
Si è
tentato in questi ultimi anni di "misurare" la fatica attraverso la
rilevazione di dati clinici o elettrocardiografici:
·
aumento della frequenza cardiaca di 10 bpm dal valore di base
·
mancata riduzione della frequenza cardiaca all'inspirio profondo
·
aumento della pressione diastolica a riposo
·
modificazioni elettrocardiografiche dell'onda T
Esiste
la possibilità di valutare il grado di fatica osservando le variazioni
di alcuni parametri ematochimici ed urinari.
Ecco un elenco dei principali dati da osservare nel sangue di un atleta
che si sottopone ad intensa attività sportiva:
·
lattacidemia
·
fosforemia
·
riserva alcalina
·
bicarbonatemia
·
ammoniemia
·
aldolasi
·
creatina fosfo-chinasi
Anche
nelle urine possiamo ricercare lo stato di forma di uno sportivo:
·
albuminuria
·
mucoproteinuria
·
creatinuria
·
idrossiprolinuria
·
VAM
·
5 HIAA
·
17
cheto-idrossi-steroidi
Partendo dal presupposto che l'esame clinico riveste grande importanza
nell'inquadramento generale di un atleta, abbiamo a disposizione anche
dei dati di riferimento per quanto riguarda la forma fisica.
Ancora una volta gli esami ematochimici possono guidarci nella
valutazione della condizione.
·
emocromo: esiste una naturale emodiluizione nell'atleta (utile durante
il periodo agonistico), l'anemizzazione può essere dovuta anche alla
perdita di ferro col sudore, urine e feci; aumenta l'emolisi (Guglielmini
1989)
·
CPK:
la forma isoenzimatica MM è segno di danno muscolare (Hortobagy 1989)
·
transaminasi: aumentano in corso di esercizio fisico
·
mioglobina: un aumento è precoce indice di danno muscolare, il picco di
concentrazione si manifesta a 6 ore dall'esercizio (Roxin 1986)
·
troponina: si tratta di un marker estremamente sensibile di danno
muscolare
·
insulina: si riduce durante l'esercizio con aumento di glucagone e
catecolamine
·
acidi
grassi liberi: aumentano in corso di esercizio
·
glicemia: tende a calare durante l'esercizio
·
azotemia: indicatore del metabolismo proteico
·
ammoniemia: aumenta durante l'esercizio intenso e di lunga durata,
fattore di genesi della fatica centrale
Negli
atleti di endurance in particolare le cause metaboliche di fatica sono
molteplici:
- Fatica periferica o muscolare
·
diminuzione delle riserve di creatina fosfato muscolare
·
acidosi
·
deplezione del glicogeno muscolare
-
Fatica centrale
·
riduzione della glicemia
·
aumento del rapporto triptofano/aminoacidi ramificati
·
aumento dell'ammoniemia
In
medicina dello sport la fatica è direttamente proporzionale all'attività
fisica svolta; all'aumentare dello sforzo fisico aumenta la probabilità
di entrare in fatica. Risulta quindi fondamentale la preparazione fisica
e l'allenamento.
CENNI DI METODOLOGIA DELL'ALLENAMENTO
Il fine dell'allenamento è l'ottimizzazione delle capacità e lo
sviluppo delle abilità che concorrono a migliorare il rendimento
dell'atleta.
Le capacità in oggetto sono di 2 tipi: le motorie e le coordinative.
Le C. motorie sono:
·
Forza:
la capacità del sistema neuromuscolare di opporsi ad una resistenza o di
vincerla, producendo tensioni
·
Resistenza: la capacità di resistere alla stanchezza in esercitazioni di
lunga durata; essa entra in azione in attivtà sportive comportanti un
impegno continuo e prolungato >30 secondi
·
Rapidità: la capacità di compiere un atto motorio nel minor tempo
possibile
·
Flessibilità: la capacità di eseguire movimenti di escursione articolare
in forma attiva e passiva
Le C.
coordinative sono caratterizzate dalla capacità di utilizzare forme
complesse di movimento.
Molti autori sono concordi nel proporre la Soglia Anaerobica (SA) come
l'indice più realistico della capacità di lavoro prolungato. Essa viene
definita come l''intensità di lavoro a cui il lattato ematico raggiunge
4mM durante prove di intensità progressivamente crescente. Essa può
essere determinata a partire da metodi indiretti, quali le relazioni tra
produzione di CO2, ventilazione polmonare, o frequenza cardiaca, da un
lato, e consumo di O2, intensità di lavoro o velocità, dall'altro.
La definizione di SA suggerisce che al di sopra dell'intensità
corrispondente, l'organismo ricorre alla continua produzione di lattato
per far fronte alle necessità energetiche; non rappresenta comunque il
livello di transizione dal lavoro aaerobico a quello anaerobico.
Indicativamente più alta è la SA più tardiva è l'insorgenza
dell'esaurimento fisico.
SPORT ED IMMUNOLOGIA
Si tratta di un capitolo della medicina dello sport di grande
attualità; le continue osservazioni a carico del sistema immunitario ed
il suo accertato coinvolgimento nel mantenimento dell'omeostasi
dell'organismo lo rendono protagonista anche nelle discussioni in campo
medico-sportivo.
E' ormai assodato che una pratica sportiva moderata aumenta l'efficienza
del sistema immunitario sia nella modulazione che nella attivazione di
sistemi effettori; l'esercizio fisico stimola infatti la fagocitosi.
La pratica sportiva ad altissimo livello, che comporta elevati stress
psico-fisici, determina una condizione di immunodepressione relativa.
Infatti in letteratura si possono trovare numerose pubblicazioni che
evidenziano come l'aumento del carico di lavoro eleva il rischio di
infezioni del tratto respiratorio superiore.
La funzionalità del sistema immunitario viene mantenuta dal corretto
rapporto tra linfociti T4/T8 (helper/suppressor); tale rapporto dovrebbe
essere sempre >1.5. Dopo intenso sforzo fisico prolungato questo
rapporto rimane compromesso per diverse ore.
Esistono altri effetti sul sistema immunitario dell'intensa attività
fisica che incidono successivamente anche su altri sistemi, primo tra
tutti quello endocrino:
·
ridotta attività ormonale
·
ridotta sintesi di testosterone
·
ridotta concentrazione ematica di glutamina
La
diminuita sintesi di testosterone può tra l'altro spiegare le brusche
variazioni d'umore e i disturbi della fame negli atleti in overtraining.
La ridotta produzione di glutamina determina una scarsa formazione di
linfociti T helper e quindi una alterata modulazione immunitaria.
In caso di sovra-allenamento si riduce la sintesi di immunoglobuline,
cala la disponibilità di aminoacidi ramificati con aumento del rapporto
triptofano/aa. ramificati provocando un maggior ingresso di triptofano
nel SNC (interferenze ipotalamiche).
FATICA E SISTEMA NEURO-IMMUNITARIO
Si tratta di un argomento che ha cominciato a destare molto
interesse specialmente quando negli anni 80 si osservò come fattori
psico-sociali percepiti come eventi stressanti sembrano aumentare il
rischio di infezioni e tumori.
La nuova definizione di sistema immunitario lo pone come il "cervello"
mobile del corpo che svolge la propria azione modulante attraverso
immunotrasmettitori.
Esistono delle osservazioni favorevoli alla teoria:
·
in
diversi organi linfatici (milza, timo, placche di Peyer, midollo osseo,
linfonodi) sono presenti terminazioni nervose sia adrenergiche che
colinergiche
·
varie
proteine antigeniche del SNC sono state localizzate su immunociti
·
i
cosiddetti neuropeptidi (POMC), endorfine ed ACTH si trovano sia nel SNC
che in cellule immunitarie
Importanza particolare riveste l'Interleukina-1 (IL-1), secreta dagli
immunociti.
IL-1 ha, in vivo, proprietà di termoregolazione, di controllo sul ritmo
sonno-veglia e sul centro della fame-sazietà. Stimola inoltre il
rilascio di ACTH e glucocorticoidi (neuro-ormoni).
Attraverso l'ipotalamo è l'artefice dell'attivazione dell'asse sistema
immunitario SNC quando si presenta uno stimolo immunogeno (correlazioni
tra modulazione sinaptica, plasticità neuronale e memoria).
Gli effetti dell'IL-1 dipendono dagli eicosanoidi, per attivazione della
cascata dell'acido arachidonico (correlazione con ozono medicale).
Altre correlazioni esistono in materia di POMC. Si tratta di prodotti di
scissione della pro-oppiomelanocortina che rivestono un ruolo decisivo
nei rapporti bidirezionali tra SNC e sistema immunitario.
Le azioni principali sono:
·
per
somministrazioni singole o di breve durata sono di tipo attivante sulla
risposta immune e per somministrazioni ripetute risultano inibenti con
conseguente aumento dei fenomeni infettivi e disseminazioni neoplastiche
·
sul
sistema immunitario aumentano la chemiotassi, sono istaminoliberatori,
favoriscono l'attività di cellule natural killer
·
aumentano la produzione di superossido con aumento di sintesi di
interferoni (IFN) e di IL-2.
Gh e
prolattina: stimolano la crescita del tessuto linfatico tramite
l'attivazione di proto-oncogeni, che rendono le cellule linfatiche
sensibili ai due ormoni.
Catecolamine: inibiscono vari fenomeni immunitari compresa l'attivazione
di macrofagi e cellule neutrofile; agenti colinergici avrebbero potere
opposto.
Ricordiamo infine che membrane cerebrali umane hanno recettori per
l'antigene T4, il recettore per l'HIV, vi sarebbe così una base per
spiegare le gravi complicanze cerebrali della malattia.
SPORT E PATOLOGIE
Possiamo suddividere le patologie che colpiscono il soggetto che
compie attività sportive di tipo agonistico in due gruppi: le patologir
direttamente collegate con lo svolgimento di sport e quelle che ne sono
invece indipendenti. Queste ultime derivano dall'anamnesi del soggetto e
possono essere di varia natura ma tali da non precludere lo svolgimento
di sport (allergie, manifestazioni cutanee, disordini muscolari, etc.)
bensì di limitarne in maniera più o meno grave l'esecuzione.
Così come è stato ampiamente dimostrato che l'attività fisica, se
eseguita in modo equilibrato e congruo, migliora la qualità della vita e
quindi promuove la salute, essa può essere causa di patologia se vengono
meno (superati o esauriti) quegli equilibri biochimico-fisiologici che
regolano l'armonico funzionamento del nostro organismo.
Senza dubbio i traumi rappresentano le principali cause di malattia per
lo sportivo; lesioni di organi o apparati, anche minime a volte,
determinano la comparsa di periodi di inabilità che possono a volte
compromettere un periodo agonistico o nel peggiore dei casi la carriera.
In questi frangenti la tempestività del trattamento terapeutico e la
prosecuzione delle cure adeguate giocano un ruolo di primissimo piano
nell'evoluzione del quadro iniziale.
Esistono poi delle condizioni patologiche non traumatiche legate alla
quantità e qualità degli allenamenti o delle competizioni che incidono
progressivamente sulle caratteristiche morfo-funzionali dell'atleta:
ricordiamo ad esempio le modificazioni del sistema cardiovascolare nel
ciclista (arteriopatie stenosanti, sindrome compressiva arteriosa degli
arti inferiori).
Le condizioni climatiche avverse possono causare malanni a carico del
sistema respiratorio (esposizione al freddo nelle uscite in bici nel
periodo invernale) o scatenare patologie acute (collasso
cardiovascolare) nell'atleta a rischio anamnestico per eccesso di
sudorazione o per l'uso illecito di sostanze che alterano la viscosità
ematica (caldo-disidratazione-emoconcentrazione e rapporti con epo).
L'uso e ancora meglio l'abuso di farmaci provoca patologie iatrogene
(FANS e gastropatie) a chi è costretto ad essere in condizioni di
disputare una gara anche quando, per motivi di salute o costituzionali,
non ne sarebbe in grado.
Si deve citare anche il doping come forma di potenziamento dannosa ed
illegale nella pratica sportiva quale causa spesso di patologie e a
volte di morte. Amfetamine, steroidi, ormone della crescita ed epo sono
alcune delle sostanze maggiormente incriminate come causa tristemente
attuale di patologie invalidanti o addirittura mortali nell'atleta
agonista.
Accanto a queste problematiche ne esistono delle altre, non meno
importanti, legate a stress psicologici connessi allo svolgimento di
gare o da overtraining che possono manifestarsi come delle vere e
proprie sindromi caratterizzate da inappetenza, stanchezza, insonnia,
etc. Non si devono dimenticare gli ultimi studi sulle cause dei
disordini immunitari; si è già visto in precedenza come lo stress
attraverso immunomediatori e neurotrasmettitori può determinare la
comparsa di gravi condizioni patologiche.
Anche i disordini alimentari rivestono grande importanza sia per la
comparsa di sintomi gastrointestinali da diete incongrue intraprese
durante la competizione (diarrea da eccesso di osmolarità del contenuto
gastrico) che per problemi generali dopo l'assunzione di cibi non
bilanciati rispetto al consumo energetico dopo lo sforzo fisico.
Analizzando le terapie impiegate in traumatologia sportiva ci siamo
occupati in modo particolare di sostanze farmacologiche.
Le terapie farmacologiche sono senza dubbio le più utilizzate; questo è
dovuto alla relativa semplicità d'uso, alla diffusione sul territorio
dei prodotti farmaceutici ed in ultima analisi a motivi culturali.
Esistono però dei problemi connessi alla scelta di utilizzare questa
orma terapeutica, essi sono:
·
posologia
·
via di
somministrazione
·
effetti collaterali
·
controindicazioni
·
efficacia
Non
sempre è facile attuare una corretta terapia perchè esistono dei
problemi posologici che non solo interessano l'esttezza dei dosaggi
impiegati ma spesso la regolarità di assunzione.
La toleranza del paziente alla via di somministrazione proposta dal
curante è un fattore importante e varia da soggetto a soggetto.
DI grande importanza sono gli effetti collaterali; molto noti sono i
danni a carico del sistema gastrointestinale e renale da FANS
(interessanti anche le interferenze con le piastrine).
Le controindicazioni e le possibili reazioni allergiche, anche crociate,
chiudono la disamina di efficacia in farmacoterapia.
La terapia farmacologica più adatta va ricercata ed attuata anche in
ragione del fenomeno doping.
I farmaci più utilizzati in traumatologia sportiva sono:
·
FANS
·
steroidi
·
decontratturanti
·
anestetici locali
·
analgesici maggiori e minori
·
prodotti omeopatici e fitoterapici
·
Ossigeno-Ozono terapia.
RUOLO DELL'OSSIGENO-OZONO TERAPIA
Questa tecnica terapeutica si avvale dell'Ozono medicale, un gas che
viene utilizzato in medicina per la cura di numerose patologie.
La concentrazione della miscela di gas non sono considerate pericolose
per l'organismo umano; studi di tossicologia hanno dimostrato l'assenza
di quegli effetti dannosi che invece sono caratteristici dell'ozono come
inquinante atmosferico.
Le vie di somministrazione, se si eccettua quella inalatoria (tossica ed
irritante per l'apparato respiratorio), non prevedono reazioni avverse
quando utilizzate secondo criteri scientifici.
Come risulta da una revisione bibliografica mondiale i campi di
applicazione sono molteplici.
·
cafalee
·
maculopatie retiniche
·
patologie proctologiche
·
gengiviti e periodontiti
·
vasculopatie
·
infezioni congiuntivali e cheratiti
·
peritoniti
·
lipodistrofie
·
artrosi
·
ernie
discali
·
affezioni dermatologiche
·
allergie
·
disordini del sistema immunitario
I
motivi per cui questa molecola presenta utilità terapeutica sono legati
ai suoi effetti biologici:
·
metabolici
·
eritrocitari
·
battericidi, fungicidi, virustatici
·
immunitari
Gli
effetti metabolici (aumentata formazione di ATP, attivazione del
metabolismo lipidico) producono un aumento della disponibilità
energetica. Questo effetto è interessante nelle condizioni di carenza di
substrati energetici come durante malattie croniche o in occasione di
sforzi fisici intensi e prolungati.
L'ozono medicale determina nel globulo rosso un aumento della sua
deformabilità (diminuzione della viscosità ematica) ed un maggiore
effetto deossigenante (variazioni nella concentrazione
intraeritrocitaria di 2,3DPG); chiara quindi la maggiore ossigenazione
dei tessuti prodotta dalla terapia.
Sull'asse immunitario osserviamo come l'ozono stimola la produzione di
citochine ed attiva il sistema reticolo-endoteliale (interessante il suo
ruolo nelle risposte immuni e nelle condizioni di infiammazione
cronica).
Il razionale per l'impiego nei problemi traumatologici riside in quattro
motivi:
- miglioramento della microvascolarizzazione locale
- aumento dell'apporto di ossigeno
- aumento dell'apporto metabolico
- attivazione immunitaria (macrofagi).
Alla grande duttilità di questa metodica ed alle sue indubbie qualità
terapeutiche si aggiungono le molteplici vie di somministrazione, le
minime controindicazioni e gli scarsi effetti collaterali.
L'ozono medicale può essere somministrato, nelle patologie dello sport
attraverso le vie:
·
sottocutanea
·
intramuscolare
·
intraarticolare
·
endovenosa (reinfusione ozonizzata)
·
intradiscale
La via
sottocutanea è certamente la più utilizzata nella terapia delle
patologie dolorose a carico di muscoli e tendini, ma anche in caso di
disturbi del tono muscolare dopo intensa attività fisica associati a
riduzione della perfusione tissutale (claudicatio).
Per somministrazione intramuscolare è utile nelle affezioni del rachide
siano esse artrosiche o da ernia discale.
Patologie come la gonartrosi o la coxartrosi possono essere curate
attraverso la somministrazione locale intra e periarticolare.
Infine nelle patologie vascolari, la terapia con ozono si avvale della
somministrazione endovenosa attraverso la rapida reinfusione di sangue
ozonizzato.
I campi di impiego in medicina dello sport sono innumerevoli.
Dati recenti riguardano il possibile effetto antistress di questa
molecola legato all'effetto aminergico (Dopamina) e all'aumento delle
concentrazioni di ATP, entrambi neurotrasmettitori eccitatori.
Interessanti per concludere i dati dell'OOT quando confrontati con il
deidroepiandrosterone (DHEA): sembra infatti che l'ozono medicale ne
aumenti le concentrazioni ematiche.
Le controindicazioni all'uso sono le seguenti:
·
turbe
piastriniche
·
tireopatie
·
gravidanza
·
dosaggi incongrui
·
attrezzature obsolete e/o non controllate
Gli
effetti collaterali della terapia dipendono dalla via di
somministrazione; in traumatologia sportiva sono essenzialmente locali e
di breve durata (lieve bruciore e modesto arrossamento dopo
somministrazione cutanea, senso di peso dopo l'uso intramuscolare).
Dall'analisi di quanto esposto, possiamo affermare che la terapia con
ozono medicale è interessante ed il suo uso risulta vantaggioso.
La semplicità di utilizzo, i ridotti effetti collaterali, la buina
tolleranza del paziente ed il vasto campo d'impiego possono proporla
come una utile alternativa terapeutica (come già risulta da studi
preliminari) in medicina dello sport.
TECNICHE DI OSSIGENO-OZONO TERAPIA
Verrà presentata una revisione dei principali campi di utilizzo
della metodica in traumatologia sportiva.
·
Tendinopatia Achillea
Per
questo studio sono stati reclutati 15 atleti provenienti da discipline
sportive diverse colpiti da patologie del tendine d'Achille (diagnosi
ecografica di tendinosi e tenobrositi) resistenti alle comuni terapie
mediche e/o riflessiche. Tutti i pazienti sono stati trattati con Ozono
medicale per via sottocutanea infiltrando entrambi i lati del tendine
con 10 cc complessivi di gas alla concentrazione di 10-12 microgr/cc. La
riduzione della sintomatologia a 3 mesi è risultata essere superiore
all'85%.
·
Tendinite della cuffia dei rotatori
Studio
effettuato su 22 atleti (volley) con tendinite della cuffia dei rotatori
monolaterale. Abbiamo somministrato per 6 sedute (due volte la
settimana) 10 cc di ozono medicale alla concentrazione di 2.5 microgr/cc
per via intramuscolare peritendinea. Risultati ad un anno molto buoni.
·
Lombosciatalgia ed OOT
Associazione tra OOT ed agopuntura; abbiamo infiltrato con ozono
medicale agopunti bilaterali relativi a schemi di trattamento standard
pe rlombosciatalgia. La concentrazione utilizzata è stata di 10 microgr/cc
per un totale di 3 cc per punto. Risultati buoni.
·
OOT
intradiscale
Abbiamo somministrato, in una unica seduta, sotto guida scopica e dopo
discografia con mezzo di contrasto, 3 cc di ozono intradiscale alla
concentrazione di 20 microgr/cc; 3 cc sono stati iniettati in uscita a
livello foraminale in uscita. Sono stati sottoposti alla tecnica 5
pazienti affetti da ernia discale sintomatica: 4 pazienti hanno avuto la
risoluzione della sintomatologia entro 10 giorni dall'applicazione, un
paziente è uscito dallo studio.
·
OOT
paravertebrale per l'ernia del disco
Somministrazione di gas paravertebrale (massimo 5 cc alla concentrazione
di 15 microgr/cc); abbiamo ottenuto ottimi risultati in circa l'80% dei
casi ad un anno dalla terapia.
CENNI DI TOSSICOLOGIA DELL'OZONO
L'ozono è l'ossidante presente in più alta concentrazione
nell'atmosfera inquinata; è un irritante in grado di provocare morte per
edema cerebrale all'esposizione di concentrazioni elevate.
Animali di varie specie esposti a concentrazioni di ozono superiori a 1
ppm presentano bronchite cronica, fibrosi ed alterazioni di tipo
enfisematoso (admur 1985).
Determina desquamazione dell'epitelio lungo tutte le vie dotate di
ciglia e provoca fenomeni degenerativi nelle cellule di tipo I e
rigonfiamenti o rottura dell'endotelio dei capillari alveolari (Boatman
e Stephen 1974). Un'esposizione di ozono quale si può avere durante voli
prolungati ad alta quota provoca respiro rapido e superficiale,
diminuzione della compliance polmonare e sintomi soggettivi quali tosse,
oppressione toracica e secchezza della gola (Folinsbee 1983).
L'ozono presenta un valore soglia di tossicità (TWA = 0.1) assai minore
del monossido di carbonio (50) o del benzene (10). Per TWA si intende la
concentrazione a cui i lavoratori possono essere esposti per una normale
giornata lavorativa di 8 ore senza effetti avversi.
Per STEL si intende la massima concentrazione che non dovrebbe mai
essere superata durante un periodo di 15 minuti.
Le cause della tossicità dell'ozono sono legate alla formazione, ad alte
concentrazioni, di intermedi di radicali liberi reattivi (Menzel 1970).
Essi possono provenire dalla interazione con gruppi sulfidrilici da
decomposizione di acidi grassi insaturi e da entrambe queste fonti.
L'ozono per inalazione determina sintomi correlati al dolore ed
inibizione della massima inspirazione a causa della stimolazione di
fibre C a livello delle vie aeree (Passanante et al. 1998).
L'ozono inalato ad alte concentrazioni provoca deficit neurologici
quali: senso di affaticamento, letargia, cefalea e distrubi del sonno (Paz
1997). |