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Domenica primo giorno d’aprile (e non pesce di…) Ozieri solare e poetica nonché capitale ridente del Logudoro ha ospitato la prima tappa del CurreSardignAjò, il circuito che annovera le migliori undici manifestazioni podistiche dilettantistiche regionali per standard organizzativi.

La gara ozierese organizzata dal Monte Acuto Marathon era valida anche come campionato regionale di corsa su strada per amatori-master. E nessun ingrediente è stato tralasciato per portare in porto un evento sportivo qualitativamente alto. L’unico neo riscontrabile è l’assenza di puntualità; ma considerata l’alta qualità organizzativa della manifestazione e la calorosa ospitalità dei promotori, e i diversi contorni musicali con tanto di disc-jokey e banda musicale in campo che ha preceduto la partenza, il ritardo, per il popolo flessibile et anco un tantino messicano della corsa, è mancanza perdonabile.

Ozieri Garibaldina -non dimentichiamo che elesse l’Eroe al parlamento Italiano e non certo tra i banchi conservatori!- quindi, ha tenuto a battesimo questa prima tappa del CurreSardignAjò nel migliore dei modi. Lo scenario offerto dalle sue originalissime architetture, i profumi e i colori di una campagna operosa, la presenza delle sue genti lungo il tracciato, hanno fatto in modo che gli atleti esprimessero nel migliore dei modi la loro drammaturgia atletica lungo un percorso duro, lungo e selettivo senza tregua e respiro. La teatralità catartica dei luogo, la psichedelia scenica, anno permesso la recita di un opera indimenticabile ad interpreti unici. Ai detrattori, a coloro che hanno sempre qualcosa da dire in negativo rispondiamo che il circuito Ozierese è “UNICO” come unica e originale è la natura dei suoi cittadini. E soprattutto, con un pizzico d’orgoglio diciamo come si usa dire al Tour De France: non sono gli atleti a far grandi la gara ma l’evento stesso a renderli celebri, unici ed  eroici. La gara di Ozieri -come peraltro l’universo dell’atletica leggera- non ha bisogno di pavidi ragionieri o peggio d’ipocriti; bensì di generosi e originalissimi interpreti che disinteressatamente gettano il proprio cuore ben oltre l’ostacolo!

A tal proposito mi vien da menzionare due atleti: il marocchino d’Italia Abdelkader Qualid, (operaio in un cantiere nautico di Olbia che dopo le numerose ore di lavoro profonde incredibili energie nell’atletica), vincitore, e il terzo classificato, il triatleta Fabrizio Baralla. Perché il primo e il terzo? Ci sarebbe il secondo. Perché questi due atleti hanno fatto la gara; l’hanno interpretata in maniera originale e spietata; mettendo in luce l’unica metafora sportiva che sul campo decreta un vincitore e un perdente. Infatti, se sfida c’è stata, se significante ed eroico è stato il momento agonistico, ciò si deve -oltre che a tutti gli atleti presenti- soprattutto al marocchino Abdelkader che tra l’altro ha eletto a sua nuova patria la Sardegna; e al triatleta Baralla che puntualmente per non pochi mesi l’anno sfida, su un terreno non propriamente suo, i più forti specialisti (sparuta o aristocratica minoranza?) senior podistici dell’isola.

La gara femminile non è stata, tecnicamente, all’altezza di quella maschile; però la numerosa presenza femminile al via è un dato certamente positivo. Speriamo che le migliori interpreti isolane decidano, nella prossima edizione, di sfidarsi senza timore alcuno o remore, perché nell’arena di Ozieri possono solo arricchirsi.

Il dopo gara, infine, quantunque le membra doloranti, ha lenito. Davanti alle tavole imbandite di ogni ben di dio -cibi della tradizione o reinterpretazioni originali con gl’ingredienti tradizionali: pane, formaggio, carne, vino- il popolo della corsa ha ammansito lo spirito oltre che riempito la pancia; rinnovato accordi e amicizie; progettato il futuro. Che mai si può chiedere ancora agli organizzatori del Monte Acuto Marathon di Ozieri?

      

        Michele Licheri

 

 
 
 
   
 

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