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UN SAPORE DA IMPRESA
EPICA, IL GUSTO DELL'AVVENTURA, LA VOGLIA DI DIMOSTRARE A SE STESSI … ED
AGLI ALTRI IL PROPRIO VALORE, SONO LE PRINCIPALI MOTIVAZIONI CHE SPINGONO
UNA GRANDE QUANTITÀ DI PERSONE A CORRERE LA MARATONA.
PENSATE NESSUNO SPORT NEL MONDO È PRATICATO COME LA CORSA SUI 42.195 METRI


La fisiologia della maratona
L'energia per poter
correre la maratona è data dal meccanismo aerobico. La presenza
dell'ossigeno assunto attraverso la respirazione consente l'utilizzo degli
zuccheri e dei grassi derivati dall'alimentazione. La velocità a cui viene
corsa la maratona è del 7/12% inferiore rispetto alla cosiddetta velocità
di soglia anaerobica che è semplicemente la velocità che teniamo in gare
di circa 1h. Oltre la quale non è più possibile prolungare lo sforzo per
molto tempo. L'energia per correre a queste velocità viene fornita proprio
dalle risorse energetiche sia alimentari che di deposito. Un maratoneta di
circa 60/65 kg. di peso consuma nel corso della maratona circa 2000/2500
Calorie. fornite in gran parte da carboidrati e grassi. Mediamente circa
il 5% di questo consumo è fornito da proteine (g. 30 circa) gran parte
delle quali concentrate nei muscoli. L'organismo fornisce in parte questo
fabbisogno attingendo alle scorte, ma quando queste non sono sufficienti
comincia a fornirle trasformandole dal muscolo stesso. Per questo motivo
occorre che le riserve proteiche siano sempre alte in modo da non
facilitare tale meccanismo e pregiudicare la prestazione. Il processo che
porta alla distruzione di carboidrati, grassi e proteine presenti nei
muscoli è detto catabolismo. Il processo di ricostituzione della scorte
energetiche nel muscolo, come pure la ricostruzione della massa muscolare
danneggiate viene definito anabolismo. I processi di anabolismo e
catabolismo sono fenomeni sempre presenti nell'organismo di ogni
individuo, ma divengono molto marcati quando si svolge un allenamento
intenso come quello per la maratona. Il catabolismo avviene durante
l'esercizio fisico, mentre l'anabolismo inizia alla fine dell'esercizio e
continua con il riposo permettendoci di recuperare. I dolori muscolari che
i maratoneti accusano per alcuni giorni dopo la gara o allenamenti
particolarmente intensi, sono il segnale di un elevato catabolismo
muscolare che è causato da eventi di tipo metabolico o da micro lesioni di
origine meccanica. I danni di origine metabolica possono essere causati
dall'auto cannibalismo dei muscoli in seguito ad un insufficiente apporto
proteico o energetico, dallo scarso apporto di ossigeno ai tessuti
muscolari, ecc. I danni di origine meccanica sono quelli nei quali il
muscolo viene stressato da forze esterne mentre avviene la sua contrazione
(impatto al suolo durante la corsa) oppure da prolungati allenamenti di
corsa in discesa oppure da difetti posturali, ecc. Se è vero che i muscoli
sono soggetti a stress tali da infliggere danni alla loro struttura, è
altrettanto vero che questi stress determinano risposte dì adattamento,
per cui lo fase di rigenerazione (anabolica) è tanto maggiore quanto più è
stato forte la fase di distruzione (catabolica). Questo è proprio lo scopo
dell'allenamento che porta a fasi di adattamento e recupero sempre
maggiori. Non bisogna pero credere che od ogni ulteriore fase catabolica
corrisponda sempre e comunque una superiore fase anabolica. Per contenere
la distruzione dei tessuti muscolari, è consigliabile ad ogni maratoneta
evoluto o amatore di utilizzare una buona reintegrazione energetica e
proteica, alternando gli allenamenti specifici ad un recupero con il
riposo o allenamento blando. Solo un allenamento abbinato ad
un'alimentazione ed integrazione alimentare ben programmata consentono di
mantenere rapporti ottimali tra catabolismo ed anabolismo. Per correre una
maratona sono necessari almeno 25.000 passi con un impegno gravoso degli
arti inferiori che portano ad una distruzione di fibra muscolare. Le fibre
rosse (lente) predisposte a lavorare in presenza di ossigeno sono proprio
quelle usate dal maratoneta durante la gara. Con l'allenamento il
maratoneta aumenterà nei suoi muscoli soprattutto la funzionalità delle
fibre rosse, le più adatte ad utilizzare energia con meccanismi aerobici,
attraverso l'aumento dei mitocondri (nei quali avvengono i processi di
produzione di energia), ma aumenterà anche il numero dei capillari che
irrorano i tessuti muscolari. Avremo di conseguenza un miglioramento della
capacità di utilizzazione dell'ossigeno. Tutte queste strutture muscolari
necessitano di proteine per assolvere sia i processi anabolici che
catabolici. Per produrre energia il muscolo oltre al glicogeno usa
prevalentemente alcuni aminoacidi denominati a catena ramificata e che
principalmente intervengono nel processo energetico sono: valina, leucina
ed isoleucina. Il muscolo usa tali aminoacidi insieme al glicogeno perché
possano essere "bruciati" facilmente per liberare energia. Infatti per
l'organismo è molto più conveniente (perché consuma meno Ossigeno)
ricostruire altre scorte di glicogeno dagli aminoacidi anziché utilizzare
direttamente i grassi. Appare chiaro che la fornitura di determinate
sostanze permette un "risparmio" degli aminoacidi muscolari. Poiché gli
aminoacidi intervengono sia nella fase catobolica che anabolica si può
dire che essi svolgono sia una funzione energetica durante lo sforzo
fisico, che una funzione ricostruttiva, durante la fase anabolica. Per
questo motivo è necessario per ottenere buoni risultati con l'allenamento,
porre molta attenzione alle scorte energetiche privilegiando un'adeguata
integrazione proteica generale ed in particolare con aminoacidi.
Importante è ricordare che le pulsazioni cardiache del maratoneta tendono
ad avere valori più bassi a riposo da 40/60 pulsazioni per minuto, mentre
durante gli allenamenti e la gara si anno da 150/170 pulsazioni per minuto
ed in alcune prove (brevi) specifiche sono molto elevati anche 190/200
pulsazioni per minuto. Il cuore dell'atleta evoluto deve essere in grado
di esprimersi anche ad alti valori pulsatori. L'amatore invece dovrà
rimanere su valori massimali di sicurezza senza mai superare il valore di
pulsazioni al minuto determinato con la formula 220-Età. Il benessere
generale e l'assenza di rischi saranno garantiti. Tali considerazioni
influenzano il modo di allenare differente tra atleta evoluto ed amatore
almeno sotto il profilo dell'intensità.
indice
L' alimentazione
Il maratoneta dovrebbe
ingerire carboidrati (65%), grassi (20%), proteine (15%) in queste
proporzioni. In passato si pensava che le proteine avessero poca
importanza nell'alimentazione del maratoneta perché non era stata
sufficientemente valutata il loro ruolo nel tenere efficiente i muscoli
direttamente interessati nell'azione di corsa e nel mantenere la postura.
Infatti, il consumo di substrati proteici può portare ad un
autocannibalizzazione della massa muscolare, con un "catabolismo" che
penalizza la prestazione, soprattutto in quelle fasi in cui l'intensità
aumenta ed occorre utilizzare le vie "lattacide" (fasi anaerobiche).
Appare chiaro, quindi, come l'atleta durante i periodi di allenamento,
nelle quali ci sarà una maggiore presenza di fasi ad alta e media
intensità, debba adeguare la propria alimentazione con integrazione sia
glucidica che proteica. Il glicogeno, che deriva dallo scissione dei
carboidrati, è il carburante principale per il maratoneta. Le proteine
sano invece necessarie per salvaguardare l'aspetto prettamente muscolare I
grassi, di facile ingestione, ma di difficile digestione sono senza dubbio
il gruppo di alimenti da tenere sotto controllo. Dagli anni 80 i
maratoneti usano praticare, durante l'ultima settimana la cosiddetta dieta
dissociata che consiste nell'astenersi dal mangiare i carboidrati durante
i primi tre giorni della settimana eseguendo al tempo stesso allenamenti
di potenza aerobica per poter consumare più zuccheri possibile. Nei tre
giorni successivi gli allenamenti vengono ridotti in intensità , si
ingeriscono solo carboidrati. Lo scopo è quello di arrivare alla gara con
una elevata riserva di carboidrati in modo da poter avere a disposizione
un carburante dal più alto contenuto energetico quindi in grado di poter
garantire una prestazione migliore. A fronte di molti risultati positivi,
ci sono anche degli insuccessi, per coloro che non sopportano
(dissenteria) il carico di carboidrati eseguito durante gli ultimi giorni.
L'evoluzione ha fatto si che oggi molti maratoneti eseguono un solo giorno
di "scarico "dei carboidrati ed eseguano invece tre giorni di carico, ma
non assoluto. Infatti continuano ad essere ingeriti anche proteine ed in
misura minore grassi. Il maratoneta ha bisogno inoltre di sali minerali e
vitamine. La quantità di sali minerali ed acqua espulsi durante la
maratona con il sudore deve essere in qualche modo reintegrata. Diventa
importante bere non solo acqua, ma sostanze contenenti sali minerali e
carboidrati di facile assimilazione da diluire in acqua in relazione alle
condizione atmosferiche. Chi corre in una maratona con 27/30 gradi deve
evitare il più possibile le perdite di sali e di acqua per mantenere i
muscoli in grado di effettuare efficaci contrazioni oltre a zuccheri a
lenta assimilazione (maltodestrine) che avranno lo scopo di compensare il
dispendio causato dai meccanismi di raffreddamento dell'organismo. Il
rimedio è di usare un integratore di facile digestione e assimilazione.
Oggi alimentarsi è più semplice grazie agli integratori alimentari che
consentono, di poter ingerire praticamente il necessario eliminando il
superfluo.
indice
L' allenamento della maratona
Per
correre per 2-3-4 ore a seconda dei vari livelli è necessario quindi
adattare l'organismo nella sua totalità a correre sviluppando la capacità
del meccanismo aerobico. Allenamenti di lunghezza variabile dall'ora e
mezzo alle tre ore definiti lunghissimi, insieme alla corsa continua lenta
di durata da 40 al 1:15 saranno i mezzi da utilizzare per sviluppare
questo caratteristica. L'allenamento definito "Ritmo maratona" servirà a
sviluppare le specifiche caratteristiche tecniche, metaboliche e muscolari
per poter correre la maratona. Si tratta di un mezzo di allenamento poco
adatto ai principianti, ma di estrema utilità. E' però necessario abituare
l'organismo a produrre e metabolizzare lattato per poter avere un
miglioramento della prestazione. Dovrà quindi essere allenata la potenza
aerobica attraverso prove ripetute su distanze variabili da 200 a 500
metri corse a velocità non troppo elevate in modo da consentire il massimo
impegno del meccanismo aerobico. Dovranno inoltre essere inseriti gli
allenamenti a ritmo maratona che consentiranno all'organismo di adattarsi
sul piano fisiologico ma anche su quello della tecnica di corsa alla
velocità di gara. Il chilometraggio massimo da raggiungere potrà essere di
14-21 km. Un adeguato potenziamento muscolare eseguito attraverso esercizi
a carico naturale , corsa in salita e su terreno misto costituiranno il
completamento dei mezzi di allenamento necessari per correre la maratona
nel miglior modo possibile, I vari mezzi di allenamento andranno
adeguatamente inseriti in un ciclo settimanale o bisettimanale.
Per correre la maratona ponendosi come unico obiettivo quello di giungere
al traguardo sarà sufficiente eseguire allenamenti adatti a sviluppare la
capacità aerobica. Nella gestione dell'allenamento per la maratona diviene
di fondamentale importanza determinare con la maggior esattezza possibile
la velocità di percorrenza dei vari tipi di allenamento. Dovrà innanzi
tutto essere determinata una velocità di riferimento che potrà essere la
media chilometrica ottenuta in un test sui 12/14 km. Volendo eseguire un
lavora scientificamente ancora più preciso la soglia anaerobica e la
soglia aerobica, altrettanto utili per determinare la velocità di
percorrenza della maratona, potranno essere determinate con il prelievo
del lattato eseguendo il test dei 5x2000 di Gigliotti- Faraggiana
Il riposo
Uno
dei principi base dell'allenamento è la super compensazione, l'organismo
sottoposto ad uno stimolo allenante all'inizio si difende con la fatica
per poi reagire ed ottenere il miglioramento della prestazione. Gestire la
fatica provocata dell'allenamento significa in pratica distribuire i vari
mezzi di allenamento in modo da dare al fisico il tempo di creare i
necessari adattamenti che faranno poi crescere i livelli prestativi. Il
cosiddetto riposo attivo, termine molto usato dai maratoneti, consiste
semplicemente nell'eseguire allenamenti di scarsa intensità e non troppo
prolungati nel tempo in modo da consentire all'organismo di sviluppare
quelle reazioni e modificazioni responsabili poi del miglioramento della
prestazione. Il riposo attivo talvolta può non bastare ed allora sarà
giusto astenersi dell'allenamento. Il riposo ha un ruolo fondamentale nel
programmare l'allenamento è assurdo eseguire un allenamento sul ritmo
maratona avendo ancora la fatica di un allenamento eseguito 24 o 48 ore
prima magari impostato per sviluppare le medesime caratteristiche.
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